Mancano pochi mesi e c’è molto da fare per le Universiadi del 2019, ma al momento la situazione è di impasse e i giochi potrebbero essere a rischio. Il tutto, quindi, si potrebbe rivelare un flop. All’origine dello stallo il mancato via libera della Corte dei conti per il prefetto Luisa Latella, la cui opera avrebbe dovuto accelerare le manovre di avvicinamento a Napoli 2019.

Raimondo Pasquino

Nel frattempo è stato abrogato anche il comitato direttivo e il presidente. I poteri sono stati di conseguenza affidati al direttore generale. Tutto ciò effetto di una delibera della giunta regionale arrivata a febbraio scorso. Succede che l’Aru viene praticamente svuotata, con l’abrogazione del comitato direttivo composto dal presidente Raimondo Pasquino, Almerina Bove e Cesare Mastrocola. Tirando le somme, le gare per ‘adeguare’ gli impianti ad ospitare gli eventi sportivi sono tuttora ferme.

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca

La questione delle Universiadi focalizza da mesi l’attenzione della politica campana e non sono mancate le polemiche. Qualcosa avrebbe dovuto sbloccarsi all’inizio del 2018, ma giorno dopo giorno la situazione si è cristallizzata nell’immobilismo. Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino, che ha parlato di fretta da parte del governatore Vincenzo De Luca.

Valeria Ciarambino

Secondo la pentastellata, il presidente della Regione “aveva fretta di scrollarsi di dosso un’organizzazione fallimentare, così da scaricare altrove, com’è suo costume, la responsabilità del flop Universiadi”. E quella sorta di ‘frenesia’ avrebbe comportato “una pericolosa paralisi nell’organizzazione dell’evento. Il commissario straordinario non è ancora operativo, ma il governatore ha pensato bene di abrogare il comitato direttivo dell’Aru. Dunque, le gare non possono partire e manca poco più di un anno alla cerimonia di inaugurazione”. Facendo un po’ di conti, si tratta di un evento da 280 milioni di euro. “Rispetto al quale – continua Ciarambino – dai riscontri delle audizioni dei mesi scorsi in Commissione Trasparenza con gli allora componenti del direttivo Aru, Raimondo Pasquino e Gianluca Basile, è emerso che, nonostante le spese sostenute dall’Aru per viaggi, consulenze, missioni, sono state prodotte solo scartoffie”.
In effetti M5S aveva mosso delle obiezioni circa l’organizzazione e le spese. Obiezioni relative ad esempio al fitto di locali per la sede dell’Aru e ai 150 milioni destinati, in origine, a creare una cittadella degli atleti nell’area ex Nato di Bagnoli. Progetto quest’ultimo, che Ciarambino definisce “inattuabile, sostituito da navi da crociera che neppure basteranno a ospitare la vasta platea di atleti”.