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di Giancarlo Tommasone

Lo scorso sabato, all’hotel Alabardieri di Napoli, si è svolta una iniziativa della «Fabbrica dei Leader», sorta di «officina» che si pone l’obiettivo di formare classe dirigente. Il laboratorio è stato organizzato dai fratelli Luigi e Ambrogio Crespi. Quest’ultimo è il regista del corso.

Luigi Crespi, è l’ex spin doctor di Silvio Berlusconi
(all’epoca del «contratto con gli italiani»)
e il guru della fallimentare campagna
di comunicazione imbastita per la candidatura
di Stefano Caldoro alle elezioni regionali in Campania del 2015

Tra i coach del corso, anche Riccardo Maria Monti, che è stato chiamato sul palco, a raccontare la sua esperienza di supermanager e di uomo del jet-set internazionale. Monti, presentato come imprenditore e consigliere delegato di Triboo Spa, è l’ex presidente dell’Ice (Istituto nazionale per il commercio estero) ed è considerato un candidato perenne del centrosinistra (prima, negli ultimi 10 anni), del centrodestra (oggi) alla carica di governatore della Campania o di sindaco di Napoli. Nel 2018 ha pubblicato un volume «Sud, perché no?», testo in cui affronta con una serie di ricette vuote e stereotipate la questione del rilancio del Mezzogiorno, senza mai entrare nello specifico delle soluzioni (efficaci) da adottare per superare le criticità.

I pittelliani fecero
il nome di Monti
in occasione
delle Amministrative
napoletane del 2016

Si fece il suo nome, ad opera dei pittelliani napoletani, in occasione delle elezioni comunali del 2016, quando c’era da scegliere chi schierare contro Luigi de Magistris. Mentre nel 2015, gli spin doctor del Pd partenopeo avanzarono la candidatura di Monti alle Primarie per Palazzo Santa Lucia (quelle che poi videro il successo di Vincenzo De Luca su Andrea Cozzolino), come nome di sintesi tra le varie anime dem. Ma tornando al corso di sabato, qual è l’obiettivo della «Fabbrica dei Leader»?

Il tentativo
della «Fabbrica dei Leader»
di proporre
la candidatura di Monti
alla guida del centrodestra

Sta cercando di portare avanti proprio la candidatura di Riccardo Maria Monti; tutto ciò a dispetto degli apparati di partito e soprattutto a dispetto dell’elettorato. Perché il supermanager vanta radicamento sul territorio (napoletano e campano) pari a zero. Non è un personaggio conosciuto al grande pubblico, sicuramente si può considerare un affascinante divulgatore economico, ma certo, non basta per raccogliere consensi. Per fare voti, infatti, c’è bisogno di «macchine» elettorali come De Luca, o Cesaro, o Martusciello, o Casillo, solo per fare qualche nome. E quindi viene difficile pensare che qualcuno possa trasferire (e poi perché?) il proprio patrimonio elettorale al supermanager.

Il «piano» dell’ex governatore
della Campania, Stefano Caldoro

Ma relativamente alla vicenda c’è pure da sottolineare una novità: per la prima volta, Monti, dovrebbe essere il candidato (alle prossime Regionali) della società civile del centrodestra. A questo punto, secondo quanto è stato possibile accertare da parte di Stylo24, entrerebbe, però, in scena, Stefano Caldoro, che starebbe portando avanti la sua «idea». Quella di mandare avanti Monti, ma per bruciarne la candidatura. E’ chiaro che l’ex presidente della Campania ambisce a tornare a guidare il centrodestra unito per le consultazioni del 2020, ora che lo schieramento, grazie al traino della Lega, sta risalendo nei sondaggi. Ciò rappresenta una occasione imperdibile di rivincita da parte di Caldoro contro De Luca. Ma da uomo di esperienza, abituato alle manovre di Palazzo, Caldoro sa che non può proporre adesso la sua candidatura. Sarebbe un suicidio politico: autocandidarsi a un anno e mezzo dalle elezioni sarebbe la mossa più sbagliata da fare.

E allora cosa succede? Succede che arriva «La Fabbrica dei Leader», che in un modo o nell’altro, cerca di creare una lobby di pressione di tutte le anime Pd e del centrodestra (da considerare il fatto che sabato il pubblico era bipartisan) per strizzare l’occhio alla candidatura di Riccardo Maria Monti. Ora, se la manovra riesce, Caldoro si potrà considerare l’ispiratore, il «padre nobile» di questa alleanza allargata; se invece il piano non andrà in porto (cosa assai probabile), lo stesso Caldoro proporrà se stesso, come unica alternativa possibile. Ma superando questo step, e tornando alla «Fabbrica dei Leader» è bene sottolineare, come si assista al tentativo da parte dei presunti guru della comunicazione di vincere le elezioni con i voti degli altri. Perché, in effetti, Monti, lo ribadiamo, oltre a rappresentare un nome del jet-set internazionale e un economista, è un catalizzatore di preferenze dalle scarse possibilità.

Il tentativo (poco probabile) di «fabbricare» leader

E poi, ci si chiede: perché il centrodestra (in cui ci sono persone che possono contare su un consistente bacino di voti) dovrebbe scegliere come leader, alle prossime Regionali, uno che nel recentissimo passato ha rappresentato il candidato di bandiera dei pittelliani napoletani? Per concludere, i già citati presunti guru della comunicazione tra cui Luigi Crespi, continuano ad ostinarsi e non comprendono che un leader politico non si costruisce a tavolino, non ci sono ricette da seguire per crearne di nuovi: leader (cioè una personalità che va a catalizzare l’attenzione dell’elettorato e porta voti allo schieramento) si nasce, non si diventa, né tanto meno si fabbrica.

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