Quanto accaduto sabato in via Duomo, con il crollo del cornicione che ha portato alla morte del 66enne commerciante Rosario Padolino, ha riacceso la spia sulle condizioni dei palazzi a Napoli. Molti dei quali lasciati al loro destino e all’incuria del tempo e delle condizioni atmosferiche. Vicenda che torna a essere messa al centro dell’attenzione dopo l’altrettanto tragica scomparsa di Salvatore Giordano, il 14enne che perse la vita nel 2014 in seguito a un crollo avvenuto all’esterno della Galleria Umberto I. Un anno dopo la definitiva messa da parte (con la pubblicazione dell’ultimo elenco degli ammessi al finanziamento) del progetto Sirena. Che nel 2002 venne avviato dall’Assessorato all’Edilizia del Comune di Napoli, proprio per il recupero dei fabbricati privati del centro storico napoletano, mettendo a disposizione degli incentivi di carattere economico. L’iniziativa, come si legge sul sito ufficiale di Palazzo San Giacomo, “partiva dalla constatazione che, per dare un contributo significativo alla riqualificazione del centro storico napoletano, insieme ai numerosi restauri e recuperi di edifici e contenitori monumentali pubblici, strade e piazze, già avviati, era necessario individuare modalità di coinvolgimento della proprietà privata molto consistente e frazionata”.

Attraverso degli incentivi di carattere economico, quindi “si poteva realizzare un processo di riqualificazione del centro cittadino con un meccanismo semplice che permettesse, grazie anche alle norme del nuovo Piano Regolatore, di intervenire sulle parti comuni dei fabbricati con interventi di restauro delle facciate, ma anche, ove necessario, di consolidamento delle strutture portanti e messa a norma degli impianti. Attivando una collaborazione tra pubblico e privato dove al pubblico era demandato, insieme alla definizione delle regole ed il controllo, il compito di individuare le azioni strategiche e le forme di incentivazione necessarie per rendere attrattivo l’intervento”.

Questo avrebbe portato una serie di vantaggi che spaziavano “dall’introduzione di una politica attiva di coinvolgimento dei privati nel processo di recupero e restauro del centro storico, alla diffusione di una nuova cultura della manutenzione urbana, alla riqualificazione degli spazi urbani con ricadute immediate sul terreno della vivibilità e della valorizzazione turistica, oltre all’attivazione di un circuito economico ed occupazionale di grande importanza per l’economia locale”.

 

“Per accompagnare l’intervento e gestire alcune fasi di attuazione del Programma – si legge –, è stata costituita una società mista, senza fini di lucro ed a maggioranza pubblica (oltre al Comune ne fanno parte la Regione, l’Associazione Costruttori Edili della Provincia di Napoli, l’Unione Industriali e di recente anche la Camera di Commercio), chiamata S.I.RE.NA. (Società per le Iniziative di Recupero di Napoli) come il Progetto”.

Alla società S.I.RE.NA. “è stato affidato il compito di promozione dell’intervento, di interfaccia tra l’Amministrazione e i condomini, di gestione dello sportello informativo e di tenuta dell’albo delle imprese. Oltre a queste attività, di fondamentale importanza per la riuscita dell’iniziativa, la società ha promosso protocolli di intesa con i professionisti del settore, con le banche e con le assicurazioni – per offrire ai soggetti interessati una serie di misure in grado di agevolare gli interventi – ha organizzato seminari e ricerche sulle metodologie del recupero e restauro degli edifici storici, ha esercitato il controllo sui cantieri, monitorando l’andamento dei lavori e il rispetto delle norme di sicurezza, ha curato la predisposizione e la raccolta del libretto di manutenzione del fabbricato”.

La vittima del crollo del cornicione in via Duomo, il 66enne Rosario Padolino

Ma allora perché un progetto così importante è stato prima abbandonato a se stesso e poi fermato? Nonostante un tentativo di ripresa nel 2016, la chiusura definitiva è avvenuta nel 2017, mentre risale al 2013, già sotto l’amministrazione de Magistris, l’ultimo elenco degli ammessi all’ultimo finanziamento da 30 milioni di euro per i circa 700 edifici del centro storico. Tra i quali molti proprio in via Duomo. Lì dove sabato, mentre era a lavoro, in attesa di tornare a casa dalla sua famiglia in un giorno come gli altri, Rosario Padolino ha perso la vita. Vittima di una incuria cui è necessario mettere la parola fine.