Diceva di avere la benedizione di magistrati di primo piano, nelle strategie per gestire le nomine ai vertici delle procure più importanti d’Italia, prima tra tutte quella della Capitale. «Cafiero sapeva tutto della situazione di Roma e di quello che mi volevano fare, mi ha detto: Hai perfettamente ragione sul ridimensionamento di Pignatone». A parlare, intercettato, come riporta un articolo del ‘Mattino’, è il pm di Roma, Luca Palamara, finito sotto inchiesta a Perugia per corruzione sulla base di un’informativa inviata ai colleghi umbri proprio dall’ex capo dei pm di Roma.

 

Il riferimento è al Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, che, interpellato, smentisce categoricamente di avere mai parlato con Palamara della questione Pignatone e del progetto di spingere la candidatura al vertice degli uffici giudiziari di Marcello Viola, in discontinuità con la gestione dell’ex capo dei pm capitolini, al posto di quella di Francesco Lo Voi, considerato il naturale successore di Pignatone.

L’indagine di Perugia, infatti, ha scoperchiato lo scandalo del mercato delle toghe, che ha travolto il Csm e ha portato a galla gli accordi tra magistratura e politica per controllare il risiko delle nomine.