di Giancarlo Tommasone

Dopo aver «parcheggiato» definitivamente l’idea della flotta salva migranti, tramutatasi, all’improvviso in un corteo a mare (ma pure questa idea sembra di difficile realizzazione), Giggino sentiva il bisogno di sposare la causa di qualcosa di fricchettone e di «insurgente», che però servisse pure a criticare e a combattere Matteo Salvini. E allora il sindaco non si è fatto sfuggire l’occasione per affrontare il tema del comparto produttivo della canapa e dei suoi derivati. Che, secondo quanto scrive il primo cittadino, «è nato a Napoli, in Campania e in tutt’Italia in questi anni».

Un comparto che de Magistris definisce «scrupoloso, attento alle qualità dei prodotti e inspirato (lasciamo il letterale del post, vale ispirato) all’assoluta consapevolezza, per offrire ad un mercato vigile e in costante crescita, prodotti controllati». Le norme, continua il post, hanno concesso la commercializzazione di prodotti «che conservassero le proprietà per così dire terapeutiche dei derivati della canapa riducendo il potenziale psicotropo».

Il sindaco si riferisce presumibilmente al principio attivo, che, per legge si attesta tra lo 0,2 e lo 0,6%, nel caso della cosiddetta canapa light (legge 242 del 2016).
Che è poi quella che è possibile trovare negli shop che hanno aperto in diversi punti della città.

«Per responsabilità del governo e del suo ministro degli interni – scrive poi de Magistris – un comparto in espansione rischia di arrestarsi bruscamente, migliaia di giovani, di giovani investitori e imprenditori rischiano la perdita del lavoro e il fallimento». Il riferimento è a «Canapa in mostra, una iniziativa fieristica e informativa che è divenuta grande insieme alla filiera di riferimento. Comparto e fiera rischiano un pesante ridimensionamento dalle politiche governative. Il Comune è al loro fianco in questa fase di incertezza affinché consapevolezza, lavoro e legalità non siano spazzati via dal malgoverno».

Immancabile la frecciata al ministro degli Interni, anche se il sindaco dimostra di non avere le idee alquanto chiare sul tema.

Perché se è vero che Salvini è contro tale tipo di attività, e ha annunciato controlli più severi, parlando di modello Macerata (dove all’inizio di maggio, il questore ha fatto chiudere 2 negozi), è altrettanto vero che i «sigilli» (a Macerata) sono stati applicati a store in cui è stata trovata canapa dal thc (principio attivo) superiore allo 0,6%, e quindi illegale. Piuttosto a creare confusione sul tema (e per questo si aspetta il deposito delle motivazioni della decisione) è stata una sentenza della Corte di Cassazione emessa alla fine dello scorso maggio.

I giudici hanno affermato che è illegale la vendita di «foglie, inflorescenze, olio, resina» di cannabis, a meno che «siano in concreto privi di efficacia drogante». Ma per comprendere che effetti avrà questa sentenza sul futuro dei negozi di cannabis light, bisognerà aspettare. E nel caso in cui ci saranno ripercussioni per suddetti shop, non sarà per merito o per colpa di Salvini, ma della magistratura.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini

Inoltre il sindaco, sempre attraverso il suo post, afferma, riferendosi alla campagna «proibizionista» del ministro dell’Interno: «Ringraziano le mafie che avranno il monopolio sulla distribuzione di un prodotto di uso comune, il pusher all’angolo della strada che vende canapa insana tagliata spesso con polvere di vetro, cancerogena e allucinogena a causa di sostanze additive. Questa sì, pericolosa». La deduzione del sindaco, anche in questo caso, appare sbagliata; il primo cittadino dovrebbe sapere, che le confezioni di infiorescenze e di piastrine che si vendono nei negozi di canapa light, riportano sull’etichetta, alla voce «note legali», la scritta che specifica come si tratti di prodotti tecnici per ricerca sulla canapa da collezione, ornamentale o profumo per ambiente.

Le infiorescenze e le piastrine, dunque
non sono prodotti «medicinali, alimentari,
da combustione o da ingestione od assunzione».

Quindi, per legge, non si possono fumare. Tra l’altro, a parte il sostenere o meno, la battaglia ideologica sulla legalizzazione della cannabis, è evidente che chi acquista un prodotto dai pusher e quindi da componenti del sistema malavitoso, lo fa perché vuole «sballarsi», e per farlo ha bisogno di sostanze che superino di gran lunga lo 0,6% di thc. Per dirla in maniera ancora più chiara, seppure si volessero consumare, fumandole, le infiorescenze «ornamentali» in vendita nel negozio di canapa light, queste potrebbero avere effetto «ricreativo» pari a zero. A meno che, non superino la percentuale di principio attivo consentito dalla legge e diventino quindi illegali.