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di Giancarlo Tommasone

Un silenzio imbarazzante su quanto si sta registrando in Venezuela. Insurgencia, i suoi sedicenti leader, e il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, fino ad ora non si sono ancora espressi, non hanno ribadito la rispettiva posizione di rivoluzionari.

Nemmeno una riga,
un post, un commento
a sostegno di Nicolas Maduro,
che in passato invece
aveva trovato
supporto
da parte
del centro sociale
e del primo
cittadino arancione

Adesso che c’è da difendere il chavismo, però, non è stato mosso neanche un dito. Ma vediamo innanzitutto in che modo Insurgencia e de Magistris in passato hanno esternato la loro «simpatia» verso Maduro. Un post del 2015, pubblicato dal laboratorio di Giordano e compagni, così recita: «Perde Maduro e, dopo vent’anni, tramonta una delle esperienze socialiste più interessanti del XXI secolo. La stampa occidentale già festeggia la fine della “dittatura” bolivariana. Dopo l’Argentina, anche il Venezuela diventa teatro della rivincita imperialista: noi non abbiamo nulla da festeggiare! La lucha sigue (la lotta continua)».

Facciamo un salto in avanti
di un paio d’anni, è l’agosto del 2017

Sul sito del «Ministerio del Poder Popular para Relaciones Exteriores» (vale a dire una sorta di incrocio tra Ministero degli Esteri e Dipartimento della cooperazione internazionale di Caracas) viene pubblicata una fotografia del presidente del consiglio comunale di Napoli, Sandro Fucito, a corredo di un articolo che parla della solidarietà espressa dal «sindaco di Napoli alla Costituente del Venezuela».

I tempi cambiano e cambia pure la situazione nel Paese sudamericano, dove nelle scorse ore, migliaia di persone hanno ascoltato il capo dell’opposizione e leader dell’Assemblea nazionale,  Juan Guaidò, giurare sulla Costituzione, autoproclamandosi presidente ad interim fino a che non ci saranno nuove elezioni democratiche.

Lo scenario è da guerra civile, altissima
la tensione a Caracas e in tutto il Paese

Tra martedì e ieri i morti sono stati 14; morti in seguito alla repressione messa in atto dalla polizia e dai militari contro le proteste antigovernative. I dati sono stati diffusi dalla ong Observatorio Venezolano de Conflictos Sociales y de Provea su Twitter. Da quando sono iniziate le proteste contro Nicolas Maduro, lo scorso lunedì, sono stati 218 i manifestanti arrestati, secondo quanto riporta «El Mundo». Il bilancio dei morti rischia di crescere perché  si temono nuovi scontri e nuove forme di repressione. Sarà per questo che Insurgencia e de Magistris si sarebbero guardati bene dall’affrontare la questione venezuelana? Effettivamente il termine repressione ci riporta più a uno Stato reazionario, e Insurgencia e de Magistris si dicono rivoluzionari, adesso non conviene esprimersi sul chavista Maduro. Meglio il silenzio, meglio postare altre cose su Fb. Il centro sociale, infatti, ieri, sulla pagina ufficiale ha pubblicato la locandina della «Festa del raccolto» che si terrà il prossimo 23 febbraio presso il laboratorio occupato. La rivoluzione si difende domani. Forse.

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