di Giancarlo Tommasone

Al momento, Capitan Giggino può contare su 150mila euro di donazioni e su 400 imbarcazioni, manca il veliero, l’ammiraglia della flotta che batterà, dice il nostro, bandiera napoletana. E’ il progetto salva-migranti che ha in mente di varare il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. C’è pure una data, il 22 giugno, sabato, secondo giorno d’estate. Partiamo dalla bandiera partenopea, che nel caso in cui venisse issata a poppa, sul «vascello» sarebbe un «pezzotto», poiché Napoli non è uno Stato e l’unico vessillo a cui potrebbe ricorrere la Marina arancione, è quello italiano. Chiarita la questione della bandiera, che non è certo secondaria, passiamo adesso a parlare dei fondi necessari per l’acquisto del veliero, il capintesta della flottiglia.

Naturalmente non può certo trattarsi di una piccola
imbarcazione, dovrà essere una nave a tutti gli effetti,
che, è chiaro, non può essere comprata
con un budget di 150mila euro.

Inoltre, intestandosi la flotta, il sindaco fa comprendere che la ammiraglia dovrà essere di proprietà del Comune. E allora viene spontaneo chiedersi: dove sono i soldi nel bilancio dell’Amministrazione comunale per l’acquisto e il rimessaggio di un veliero? Per tenerlo attraccato al porto? Non ci sono, non ci sono fondi né per comprare, né per la manutenzione della nave.

Detto ciò, occupiamoci delle 400 imbarcazioni
messe a disposizione dai volontari.
Che cabotaggio hanno? Non si sa.

Vogliamo sperare che tra esse non ci siano dei semplici gozzi o dei gommoni, visto che la maggior parte dei salvataggi in mare viene fatta a centinaia di miglia marine dalle coste siciliane, vale a dire in acque territoriali libiche. E’ chiaro dunque, che in appoggio all’ammiraglia, ci sarà bisogno di imbarcazioni in grado di compiere lunghi tragitti e di tenere il mare anche in condizioni proibitive, pure perché, come si dice a Napoli, con un’espressione tanto colorita quanto illuminante, con il mare calmo ognuno può fare il marinaio.

Esistono nella città partenopea, quattrocento
imbarcazioni di una stazza tale per compiere un siffatto
e delicatissimo tipo di attività? Ci sembra di no.

Torniamo al veliero e affrontiamo il discorso dell’equipaggio: ci sono fondi a bilancio per il pagamento di chi si occuperà di governare la nave ammiraglia? Effettivamente no. E in che modo si reperiranno gli elementi dell’equipaggio, visto che il Comune non può effettuare assunzioni né dirette né indirette? Per reclutare gli uomini, ricorrerà a una o più agenzie interinali, per due, tre, quattro mesi, come si fa per assumere i controllori dell’Anm (giusto per fare un esempio)? E con quali soldi verranno pagate dette agenzie?

Verticalizzando adesso l’attenzione sull’immatricolazione della nave, è bene sottolineare che l’iter non è cosa da poco. La nave va immatricolata se nuova oppure se usata, nel caso si utilizzi per un’attività diversa da quella precedente. Per quanto riguarda l’ammiraglia della flotta di Giggino, certamente non figurerà tra le navi utilizzate per il diportismo.

Che tipo di «destinazione» avrà il veliero? Esiste
una categoria per le navi da soccorso? Sì, oltre a quelle militari,
ci sono anche di quelle delle Ong, ma il veliero, lo ribadiamo,
deve essere di proprietà del Comune.

Il protocollo per l’immatricolazione, trattandosi di nuove unità o di unità «di seconda mano» con nuova destinazione, prevede poi tre step principali: presentazione della denuncia di costruzione (se nuova unità), presentazione della richiesta di iscrizione (se unità proveniente dal diporto); visita tecnica; iscrizione e rilascio documenti. Ognuno dei tre passaggi è legato inoltre al rispetto di una serie di numerose sottonorme.

Un iter non dei più semplici, che oltretutto
non si esaurisce certo nel giro di qualche giorno.
Ma trattandosi di una veliero per il salvataggio
di persone, c’è pure da domandarsi: chi recluterà
i medici da far salire a bordo?

Torniamo ancora ai fondi, in media la gestione di una nave di una Ong costa 30mila euro al mese (ci teniamo bassi), come farà il Comune, sull’orlo del crac, a sostenere tale tipo di costi? Come farà il Comune a provvedere alle spese per compiere traversate lunghe e onerose dal punto di vista economico (carburante in primis)? Mettiamo il caso, che la realizzazione del progetto della Marina di Capitan Giggino si attui attraverso i soldi di un fondo di solidarietà, il sindaco renderà pubblici i nomi di questi soggetti che mettono a disposizione cifre così rilevanti (che dovranno essere molto ben più consistenti dei 150mila euro che fin qui sarebbero stati raccolti)? Conosceremo mai questi filantropi? Oppure resteranno anonimi come quelli che finanziano l’associazione deMa?