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di Giancarlo Tommasone

Prima di affrontare l’argomento, va fatta una premessa: è impensabile non aiutare i migranti, al largo, a bordo di navi, che dovessero trovarsi in una situazione tale da potarli a rischiare la vita. Sono inaccettabili le morti nel Mediterraneo. Ma è pure impensabile che una città come Napoli, che conta importanti criticità (tra cui i mancati pagamenti da parte del Comune alle case famiglia) e che non è pronta, dunque, all’accoglienza, porti avanti la lotta dell’approdo (praticamente senza alcun filtro) presso le proprie sponde.

Simbolo della «battaglia navale» che deve partire da Partenope
è il sindaco Luigi de Magistris, che ha più volte sottolineato
il concetto, dettato soprattutto dallo scontro
a distanza con il vicepremier Matteo Salvini

Nel corso di una lunga intervista concessa a «Sette», settimanale del «Corriere della Sera», il sindaco ha affrontato l’argomento della «flotta partenopea», ribadendo che si sta lavorando per mettere in mare, a giugno, un veliero e 400 imbarcazioni di volontari per aiutare le navi cariche di migranti, che dovessero puntare verso il Golfo di Napoli.

E le eventuali conseguenze di un gesto del genere,
visto che il ministro dell’Interno Salvini ha ribadito
più volte che i porti italiani sono chiusi ai migranti?

Giggino risponde alla domanda, affermando che al momento un’ordinanza in tal senso (quella per chiudere i porti, ndr) non c’è, ma nel caso venisse prodotta, è pronto a farsi processare per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Del resto «il sindaco di Napoli processato insieme ad altre 10mila persone – ha detto – perché ha cercato di salvare vite umane, è una notizia che fa il giro del mondo». E’ relativamente a tale ultimo passaggio che però, Giggino si tradisce, facendo trapelare la speranza che un gesto del genere (nelle intenzioni nobilissime, perché: chi non aiuterebbe persone in pericolo di vita?) si trasformi in un’occasione per catapultare Napoli, la città, il Comune e soprattutto il suo sindaco sul palcoscenico mediatico planetario.

In un momento in cui, la fascia tricolore partenopea
si dice essere pronta per la guida del Paese

Non dimentichiamo, infatti, che un paio di giorni fa, il primo cittadino ha lanciato la sua candidatura a premier: «Bisogna andare a Montecitorio, a Palazzo Madama e soprattutto a Palazzo Chigi dove ridirei una frase di Borsellino: bisogna aprire le finestre per far uscire il puzzo del compromesso morale e far entrare il profumo di libertà».

A questo punto è lecito farsi alcune domande: l’iniziativa della «flotta napoletana» per salvare i migranti, nasce dalla volontà di perseguire un nobilissimo ideale, o dalla volontà (necessità) di finire sotto i riflettori mediatici? Il nostro si dice pronto a sottoporsi a un eventuale processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma lo farebbe per difendere un ideale a tutti i costi, o per essere protagonista di una notizia che fa il giro del mondo?

Non si può essere «martiri», ispiratori di una battaglia e depositari
di valori, pur restando in silenzio, lontani dalle luci della ribalta?

Si sta, forse, cavalcando il tema dell’immigrazione e del salvataggio dei migranti solo ed esclusivamente per lanciare la candidatura alla guida del Paese? Azioni del genere, come quella del «varo» della flotta battente bandiera partenopea (dando addirittura una data precisa: 22 giugno), non rischiano di perdere efficacia ed effetto sorpresa in caso di eventuale azione di salvataggio? E allora, si dà quest’ultima notizia per assicurarsi oltre tre mesi di discussioni, o per ribadire la sacralità della vita umana?

Un ritratto dell’ammiraglio Francesco Caracciolo e una foto di Luigi de Magistris

Il novello «ammiraglio Caracciolo» è un duro e puro, nella difesa della causa, o è solo a caccia dell’ennesima sponda per obiettivi politici che superino i confini di Piazza Municipio? Una cosa è certa: con l’uniforme della Marina, Giggino sta proprio bene. Bisogna ammetterlo.

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