Sono tanti gli appellativi che da quando è sindaco di Napoli, Luigi de Magistris ha ricevuto e a volte si è dato, ma come riporta un articolo del ‘Mattino’, la sua amministrazione potrebbe essere senza tema di smentita essere definita come quella dei debiti. I dati che vengono riferiti mostrano, nel periodo 2013-17, come la spesa sia sempre stata superiore rispetto a quella media di un gruppo di comuni comparabili per dimensione territoriale e popolazione. E solo nel 2015 la spesa del comune di Napoli è stata il doppio di quella media del gruppo di comuni comparabili.

In sintesi, in questi anni, non si è proceduto sul fronte della spesa a una opportuna razionalizzazione tramite un unico centro di imputazione delle responsabilità. Una parte notevole del bilancio è impiegata per il servizio del devito o per consentire alle società controllate o partecipate di sopravvivere. E le maggiori uscite non si sono tradotte in maggiori servizi per i cittadini, data soprattutto la necessità di dover rincorrere i creditori.

Il problema maggiore per quanto riguarda le entrate è la mancata risoluzione dell’atavico problema di convincere i cittadini a versare quanto dovuto: multe, canoni, tariffe. L’evoluzione dei residui attivi e del rapporto tra riscossioni e accertamenti per ciò che concerne le “entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa” del Comune, anche non aiuta. Un residuo attivo si forma quando un credito accertato in un dato anno viene riscosso in un successivo esercizio finanziario e che concorre all’attivo di bilancio. E dal 2012 al 2017 la massa dei residui attivi connessi alle entrate tributarie è quasi raddoppiata. Va da sé che più cresce la massa dei crediti e si allungano i tempi, più cresce la quota di quei crediti che mai saranno riscossi.

Sempre nel periodo 2012-2017 si è ridotto il rapporto riscossioni accertamenti, ovvero la capacità dell’amministrazione di riscuotere i crediti venuti ad esistenza.

 

Nel complesso, guardando al “totale generale delle entrate”, si nota come tra il 2012 e il 2017 si sia ridotta la quota dei crediti riscossi su quelli accertati, da 0,90 a 0,86. Con una diminuzione della quota di riscossione in conto residui sul totale delle riscossioni (dallo 0,34 allo 0,28).

Per quanto riguarda il debito, si nota come tra il 2014 e il 2015 siano state introdotte a livello nazionale importanti novità nella contabilità degli enti locali, rendendo necessario un riaccertamento straordinario dei residui. Imponendo una certa cautela nel comparare gli anni 2012-2014 con quelli successivi. Ma, nonostante ciò, l’aumento del disavanzo è sotto gli occhi di tutti. Al 31 dicembre 2018 parliamo di un miliardo e 600 milioni di euro circa, mentre nel 2012 erano 747 milioni. E negli ultimi due anni c’è stata una marginale riduzione (-14%). Periodo in cui sono aumentati i debiti fuori bilancio, modalità usuale ormai di gestione amministrativa.

Va anche considerato, infine, come per la grandissima parte i debiti di finanziamento del Comune non siano assistiti da contribuzioni statali, regionali o altri enti delle amministrazioni pubbliche.

In sostanza, quando de Magistris ha vinto le elezioni nel 2011, la situazione era critica, ma in questi anni è nettamente peggiorata.