di Giancarlo Tommasone

Il decreto del «Portone della Casta» è durato pressappoco un giorno, poi nel pomeriggio di ieri il Comune ha dovuto fare dietrofront. Tutto nasce dal dispositivo, bollato come «classista e medievale» dalle sigle sindacali Cisl-Fp, Uil-Fpl e Csa. Il documento a firma del direttore generale del Comune, Attilio Auricchio (che è pure capo di Gabinetto), era stato protocollato lunedì scorso e imponeva la differenziazione nell’ingresso a Palazzo San Giacomo.

Due varchi, il primo, subito ribattezzato del «Potere», di Piazza Municipio, destinato a sindaco, vicesindaco, assessori, consiglieri comunali, comandante dei vigili, e super-dirigenti. Il secondo, quello di Via Imbriani («gate B») invece riservato a dipendenti comunali, giornalisti e visitatori in genere. C’erano però differenze nelle differenze, poiché ad esempio gli staffisti e i componenti della Segreteria del sindaco e degli assessori, come pure dell’ufficio stampa, (stiamo parlando di dipendenti a tutti gli effetti), potevano far accesso dall’ingresso principale.

La cosa ha provocato la reazione non solo
delle citate sigle sindacali, ma anche del consigliere
di Agorà, Nino Simeone, che ha parlato di superamento
del limite di decenza e di discriminazione verso i lavoratori.

«L’elenco di coloro che, secondo la disposizione del direttore generale, possono accedere, discrimina gli stessi lavoratori di Palazzo San Giacomo che, se appartenenti al Cerimoniale, alla Segreteria del sindaco o degli assessori o se staffisti esterni, possono superare il “traguardo” del transito dal portone principale confermando il proprio blasone, mentre gli altri dipendenti, pur se in servizio presso lo stesso palazzo o presso il vicino Consiglio comunale, devono accedere dall’ingresso secondario», ha dichiarato Simeone nel pomeriggio di ieri. Nel frattempo, dalla mattina, circolava nelle stanze del Municipio il volantino di protesta dei sindacati.

A questo punto, il direttore generale ha dovuto, per forza di cose, alzare bandiera bianca, modificando il regolamento protocollato lunedì. La modifica, sottolineano ancora Cisl-Fp, Uil-Fpl e Csa, ha a che fare con l’equiparazione di tutti i dipendenti comunali. Per essere ancora più chiari: anche gli staffisti e i componenti di ufficio stampa, Segreteria di sindaco e assessori, con il correttivo di ieri pomeriggio, sono tenuti a entrare da Via Imbriani.

Il capo di Gabinetto del sindaco e direttore generale di Palazzo San Giacomo, Attilio Auricchio

«Prendiamo atto – è scritto nel volantino diffuso dalle tre sigle sindacali – che l’Amministrazione Comunale ha modificato nel pomeriggio odierno (di ieri, ndr) la disposizione che regola l’ingresso dal Portone Principale di Palazzo San Giacomo. Si elimina quell’insopportabile divisione tra persone di potere e non. Si ristabilisce alla Sede Comunale la sua veste Istituzionale e casa di tutti senza necessità di insegne di comando o di élite».

Nel frattempo, però, il danno è compiuto,
la caduta di stile pure.

E con la «pezza a colori» di ieri pomeriggio il Comune e Auricchio, in particolare, rimediano l’ennesima brutta figura, la seconda in due giorni. Ma meglio rimediare subito che continuare sulla strada della «discriminazione», è un errore che non può capitare nella città guidata dall’Amministrazione arancione della sbandierata uguaglianza, quella che non prevede distinzione alcuna; perché a Napoli, almeno così dicono, «si parla un’altra lingua». Che poi è sempre la stessa: la loro.