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di Gianpiero Falco

Le esternazioni del ministro della Pubblica istruzione, unitamente alla richiesta di autonomia delle regioni più ricche di Italia, fanno capire che l’Italia come era pensata dai nostri Padri (dove assistenza e solidarietà avrebbero dovuto tutelare l’assistenza e l’integrità territoriale nazionale), non è più forse pensabile.
Non si capisce bene perché tutto questo avvenga, e le parole del Ministro a Napoli hanno espresso un disprezzo proprio verso quella categoria che a Napoli, città di frontiera, è l’ultimo baluardo della legalità concreta. Baluardo che combatte contro i mali della società e soprattutto contro l’assenza delle istituzioni che molto spesso dimenticano di finanziare azioni importanti verso il recupero dei cittadini svantaggiati che purtroppo nel nostro meridione si contano sempre di più. Quindi, non ci resta o meglio non resta a quella categoria offesa così inadeguatamente dal ministro che rispondere a muso duro e ricordare quanto manca alla scuola dei nostri territori per arrivare alla normalità didattica.

Ma questa polemica e, soprattutto, ripeto, la richiesta di autonomia della Lombardia e del Veneto, fa capire che certezza sul futuro del nostro Paese non c’è più. Questo fatto è una cosa molto grave perché le regole del gioco non possono essere sempre messe in discussione e da imprenditore e appartenente alla categoria della associazione a cui mi preme appartenere, non posso non far evidenziare quelle che sono queste condizioni di arretramento del tessuto economico-sociale delle nostre regioni del Sud.

Questo perché il solo pensare che il regionalismo sia la via di uscita alla perdita di peso delle rappresentanze politiche nazionali da parte dei singoli territori, è un elemento di discussione che può essere intrapreso, ma che deve trovare le sue soluzioni con un progetto unitario che non dia vantaggi a certi e svantaggi a taluni. Non si può pensare di lasciare le regioni più deboli sole al recupero delle posizioni economiche, senza almeno procurare e/o creare dei filtri, agli evidenti gap socio economici detenuti da queste ultime. Parlando di ciò che mi è più caro, l’impresa, non si può non evidenziare come la sottocapitalizzazione delle PMI sia dovuta alla maggiore propensione al rischio a cui le stesse sono sottoposte, per due o tre motivi di base, che sono lo scarso accesso al credito, la lentezza della burocrazia alle risposte che gli imprenditori attendono per anni dalle Pubbliche amministrazioni, per non parlare poi della presenza della criminalità organizzata. L’eccesso di garantismo verso gli esponenti della funzione pubblica, questi sì da condannare, e non i poveri docenti che lottano giornaliermente contro i figli della nostra economia di mercato nero, realizza infatti, un circuito che molte volte è al servizio delle organizzazioni malavitose.

 

Per pensare di andare alla fase del regionalismo si devono introdurre soluzioni a queste problematiche e istituire una fase transitoria dove tutti abbiano più o meno le stesse basi di partenza.
Senza ipocrisia e senza parole che possano esprimere il politically correct, presuppongo che il processo che genera i presupposti di infiltrazione mafiose è rappresentato principalmente dalle lentezze, molto spesso indotte ad arte dai responsabili amministrativi, che bloccano i pagamenti e soprattutto le azioni di investimento, scaturenti da contratti firmati e non onorati, per cavilli molto spesso inesistenti e anche e soprattutto dalla mancanza di credito che le imprese soffrono per il rischio di realizzazione dell’investimento medesimo. E questo ad opera per l’appunto di autorizzazioni che non vengono mai rilasciate e /o per effetto delle estorsioni malavitose.

Un contesto terribile, in cui solo gli eroi emergono. E scusate l’enfasi con la quale chiamo i miei colleghi meridionali, che riescono ad emergere nonostante tutte queste barriere allo sviluppo che condannano attualmente al mercato nero, le nostre regioni del sud. Rappresenterei questo al Ministro della Pubblica Istruzione per dire che la sua idea in generale sul meridione è una idea gretta e senza senso.
Qui c’è bisogno di normalità, e solo con una svolta importante, volta alla realizzazione di un nuovo piano di investimenti importante per il Mezzogiorno, può aversi lo sviluppo. E solo in questa maniera potrebbe iniziare una devoluzione successiva con pari opportunità per tutti.

Caro Ministro Bussetti, qui c’è chi lavora nonostante il contesto e non si capisce perché ci siano al Nord ancora tra i rappresentanti della politica, ultras da stadio che non hanno ragione di essere. Noi qui abbiamo bisogno ancora del Governo che garantisca centralmente, lo sviluppo del territorio, sconfiggendo le associazioni malavitose che oggi sono concretamente fronteggiate da altri eroi che sono rappresentati dai componenti delle nostre Forze dell’ordine ma che hanno bisogno, per eliminare definitivamente questa piaga endemica, di provvedimenti economicamente rilevanti tesi alla crescita finanziaria delle imprese. Le imprese, ricordo a tutti, sono quelle che offrono lavoro e pagano le tasse. Solo con l’incremento economico di un dato territorio si combatte la disoccupazione e si vincono le Mafie definitivamente. Il ruolo della scelta dei nuovi investimenti, non può prescindere dalla nuova Agenzia del Mezzogiorno che tanto auspichiamo e quindi dalla istituzione centrale del Governo della medesima.

La finanziabilità delle imprese, non può altresì, prescindere dalla creazione di un fondo di garanzia per gli investimenti delle PMI, tesi alla fuoriuscita dalla crisi e allo sviluppo di nuovi mercati e questo deve essere, anch’esso un provvedimento da autorità centrale per le risorse necessarie alla sufficienza dell’azione.
La certezza dei tempi nel provvedimento amministrativo è altro imprescindibile tassello da inserire e inserire nell’azione politica, da implementare anche perché l’incertezza, molto spesso, rappresenta la porta in cui entrano le associazioni malavitose per immettersi nelle imprese sane che si sono aggiudicate opere interessanti dal punto di vista economico.
Ministro, noi abbiamo bisogno di questo, non di altro e questo, lo rappresenti all’interno del suo Partito. Se devoluzione dovrà essere, che sia, ma non prima di aver assicurato basi di partenza comuni a tutti.

* Gianpiero Falco
Delegato Confapi Campania allo sviluppo regionale

 

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