di Giancarlo Tommasone

A dire la verità, siamo rimasti un po’ delusi. Abbiamo cercato invano il consigliere Carmine Sgambati in fascia tricolore, ma poi ci siamo resi conto che non c’era da inaugurare alcuna trattoria come fu per Nennella a Milano e che il forno di cui si parlava non era quello di una pizzeria, bensì del primo impianto per la cremazione a Napoli. Eppure c’erano tutti gli elementi per una sorta di festa: le luci delle telecamere, le interviste agli amministratori, che con una «punta d’orgoglio» (l’ha detto il vicesindaco con delega ai Cimiteri) sembravano tagliare il nastro di una nuova attività.

Quando la bara con la prima salma da cremare è stata ingoiata
dal forno, vista l’atmosfera, ci saremmo aspettati un selfie,
un applauso, o il classico rumore che fa il tappo di sughero quando schizza via dalla bottiglia di spumante e suggella
il countdown di Capodanno.

Poco ci è mancato. Novelli «parenti» dell’estinto, davanti alla bara, a favore di fotografi e di telecamere, c’erano Enrico Panini e il consigliere Gabriele Mundo. Era un momento intimo, da lasciare esclusivamente alla cerchia dei familiari del morto, nel dolore, nel silenzio, ma si è riusciti a trasformarlo in un pezzo da Grand Guignol, macabro, addirittura ridicolo. Ed è questo l’aspetto più triste della storia.

La «diretta» del primo cremato a Napoli è andata in onda su TeleKabul arancione e poi rilanciata dalle bacheche Facebook dei protagonisti della giornata, di quelli che sull’«iniziativa» ci hanno voluto mettere addirittura il cappello.

«Grazie all’amministrazione de Magistris si sono finalmente conclusi i lavori», ha detto pure il vicesindaco Panini.

La comunicazione dell’apertura del forno crematorio a Napoli andava fatta e si doveva darne anche massima diffusione, ma una cosa è informare i cittadini con sobrietà, un’altra è la spettacolarizzazione della morte e dell’estremo saluto a un trapassato.

Il post del vicesindaco Panini con tanto di hashtag #salma e #cimitero
Il post del vicesindaco Panini con tanto di hashtag #salma e #cimitero

Chiudiamo con una frase detta da Mundo nel corso della sua intervista, parole espresse per sottolineare l’importanza dell’impianto: «Il dolore non possiamo evitarlo, lo strazio sì». Sbagliato, consigliere Mundo, cominciamo male. Ieri lo strazio, in particolare, quello mediatico, non è stato evitato. Anzi.