di Giancarlo Tommasone

Nonostante la flessione importante rispetto alle scorse Europee (40,8% e 11,2 milioni di voti nel 2014, 22,8% e 5,2 milioni di preferenze, la scorsa domenica) il Pd a trazione Zingaretti dà segnali di ripresa, considerato l’ultimo anno che non faceva presagire niente di buono per i dem. A livello nazionale, si attesta davanti al M5S, che con il 17% fa segnare una debacle per quella che la scorsa primavera era considerata, la prima forza di governo. Guardando il dato regionale campano, i democrat portano a casa il 19,18% dei consensi, a Napoli raccolgono 69.074 voti (il 23,29%), mentre nella provincia partenopea raggiungono il 20,12% (206.879).

Franco Roberti

Si tratta di una sostanziale tenuta a livello «locale», che insieme all’affermazione di Franco Roberti, capolista nella circoscrizione Sud, fanno comprendere come Vincenzo De Luca abbia blindato la sua riconferma alla ricandidatura alla guida della Regione Campania. Perché, è un dato di fatto, il governatore ha dimostrato ormai, di avere il controllo totale del partito.

Il governatore De Luca

Ciò implica che i tentativi di avvicinamento al Pd, che si erano registrati negli scorsi mesi, da parte di de Magistris attraverso vari «emissari», sono destinati a fallire e a isolare ancor di più il sindaco di Napoli alla prossima tornata per Palazzo Santa Lucia. A questo punto, le consultazioni previste per l’anno prossimo, potrebbero diventare un boomerang per lui.

Se infatti, in occasione delle Europee, la fascia tricolore partenopea ha potuto dire che a causa della mancata armonizzazione delle posizioni, tra Potere al Popolo, Varoufakis, Mélenchon e La Sinistra, era preferibile non disperdere queste energie con una lista che non avrebbe ovviamente raggiunto il quorum, il sindaco ha la necessità di sopravvivenza politica di candidarsi alle Regionali.

Stando così le cose, non ci sono altri spazi
possibili per deMa: due le strade
che si possono percorrere.

Se il sindaco non si candida, è morto politicamente, se invece si iscrive alle consultazioni, è destinato alla sconfitta, poiché non andrebbe a fare nemmeno il consigliere regionale. Da un lato, infatti, sarebbe difficile per gli arancioni, le cui fila sono ridotte ai minimi termini e ulteriormente frazionate dopo la nomina di Egidio Giordano in III Municipalità, riuscire a centrare il minimo sindacale; dall’altro, è assolutamente non plausibile che de Magistris arrivi secondo, come miglior perdente dietro il candidato vincitore.

Egidio Giordano mostra il dito medio dal balcone del Comune di Napoli

Perché, se gli schieramenti sono questi, e cioè Vincenzo De Luca per il centrosinistra, Stefano Caldoro per il centrodestra, il ministro Sergio Costa per il M5S, una candidato di rottura (dovesse concretizzarsi l’ipotesi) della Lega e di Fratelli d’Italia (probabilmente), Luigi de Magistris non potrà mai arrivare secondo. E a questo punto bisognerà comprendere quale potrà essere il suo destino politico.