Via libera dalla Camera alla proposta di legge sull’assegno divorzile di iniziativa della deputata del Pd, Alessia Morani. Il provvedimento ha ricevuto 386 voti a favore, nessuno contrario e 19 astensioni. Alla pdl anno votato a favore, oltre al Partito Democratico, anche il Movimento 5 stelle, la Lega, Forza Italia. La pdl passa ora all’esame del Senato. Tra le novità, la previsione di un assegno temporaneo, legato non solo al reddito ma anche al patrimonio, all’età del richiedente, alla formazione e quindi alla possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro. L’assegno sarà cancellato in caso di nuovo matrimonio ed anche in caso in cui il beneficiario intraprenda una nuova unione civile o convivenza.

L’obiettivo è appunto quello di superare il parametro del ‘tenore di vita’ durante il matrimonio e valorizzare altri aspetti perché, secondo la Cassazione, “si deve adottare un criterio composito” che tenga conto “delle rispettive condizioni economico-patrimoniali” e “dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge” alla vita familiare, al “patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età”.

 

Ad archiviare definitivamente il ‘tenore di vita’, e la prospettiva del mantenimento a vita dell’ex coniuge, è stata un’altra sentenza della Cassazione, la 11504 del maggio 2017, che si è pronunciata sul divorzio, avvenuto nel 2013 dopo 20 anni di matrimonio, tra l’ex ministro Vittorio Grilli e la moglie imprenditrice. Il politico le versò due milioni di euro ritenendo di aver assolto il suo compito. Ma la donna esigeva anche un vitalizio ed è ricorsa in Cassazione: ma per gli ‘ermellini’ i tempi sono ormai cambiati e occorre “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come ‘sistemazione definitiva’”.

Fino ad oggi l’iter del provvedimento, come ha spiegato il presidente della Commissione Giustizia della Camera Francesca Businarolo, è stato molto “fluido” perché l’orientamento di tutti i gruppi è stato “unanime” grazie anche al parere degli esperti ascoltati durante le audizioni che hanno confermato la necessità di un intervento legislativo per rendere definiti e stabili i criteri per l’assegnazione dell’assegno.