di Giancarlo Tommasone

Manco fosse la porta del Paradiso o, restando sulla Terra, quella del Cremlino. Nuove disposizioni per accedere a Palazzo San Giacomo. Nel Comune che predica l’uguaglianza e la politica alternativa, sia nella forma che nella sostanza, nella città che apre i porti, che appronta la flotta salva-migranti, la stessa città dell’accoglienza senza distinzioni, che dice di parlare un’altra lingua, si decide di imporre delle differenze, dettate da una nuova regola.

Potranno dire addio al portone principale di Piazza Municipio un po’ di persone che lavorano presso la sede dell’Ente. Perché, come recita il documento protocollato il 13 maggio scorso e che porta in calce la firma del capo di Gabinetto e direttore generale del Comune, Attilio Auricchio, potranno entrare da quella parte «oltre al sindaco, il vicesindaco, gli assessori, i consiglieri comunali e i presidenti delle Municipalità» altri pochi «privilegiati».

La disposizione siglata
dal dg e capo di Gabinetto,
Attilio Auricchio

Tra questi anche il direttore generale e il capo di Gabinetto (Auricchio, appunto), l’avvocato generale, il comandante della polizia municipale, i componenti dell’ufficio stampa del Gabinetto del primo cittadino, gli staffisti della Segreteria del sindaco e degli assessori. Consiglieri e assessori delle Municipalità, invece, dovranno ripiegare sul «Gate B», quello di Via Imbriani.

Ingresso principale
vietato
anche ai consiglieri
delle Munipalità,
consentito,
invece ai presidenti
dei 10 «parlamentini»
napoletani

Così dovrà fare pure il personale dipendente che lavora a Palazzo San Giacomo. E in occasione di conferenze stampa? «Giornalisti, fotografi e cineoperatori» possono entrare dall’ingresso del «varco» di Via Imbriani, esibendo il tesserino dell’Ordine professionale, nel caso non lo abbiano con sé, devono essere autorizzati dall’ufficio stampa. Al punto «6» della disposizione è pure specificato che «gli ospiti di particolare riguardo del sindaco, del vicesindaco e degli assessori, potranno accedere dall’ingresso principale previa comunicazione al drappello da parte del Servizio Cerimoniale e Relazioni Internazionali».

Stando così le cose, il portone principale del Comune dovrebbe essere off-limits anche per i compagni e le compagne degli amministratori, che a questo punto dovranno per forza di cose accontentarsi di entrare dalla porta di servizio, quando si recheranno a Palazzo San Giacomo.

L’intervento dei sindacati:
respingiamo
questo atteggiamento
classista e medievale

Relativamente alla nuova disposizione, sono intervenute le sigle sindacali Cisl-Fp, Uil-Fpl e Csa: «L’Amministrazione comunale ha disposto il divieto d’ingresso dal portone principale per la “plebe”, riservando ai pochi eletti e unti del Signore di poter oltrepassarlo quale acclamato simbolo di potere e di casta. Potranno accedervi solo mega dirigenti (quelli normali tra la plebe) politici, staffisti di sindaco e assessori e dipendenti dei servizi e segreterie vicine al potere quale Cerimoniale, dipartimento Gabinetto, ufficio stampa. Una specie di divisione in caste priva di qualsiasi logica, funzionale solo ad attribuire simboli di potere che allontanano le persone dalla politica e dalle istituzioni. Una disposizione che attendiamo sia applicata a partire dal liberare il cortile da auto e moto non autorizzate. Assurdo, respingiamo questo atteggiamento classista e medievale».