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“Vivo in fitto in una casa di un ente, è vero. Mica è vietato a un consigliere comunale? Qual è il problema, non capisco”. La risposta è quella di Carmine Sgambati, consigliere comunale di Agorà, costola di Dema, il movimento del sindaco de Magistris, eletto già nella passata consiliatura nella lista civica dell’ex pm “Napoli è tua”. La domanda è quella che viene posta da un articolo di ‘Repubblica’, a firma del collega Alessio Gemma, che si interroga sull’opportunità di avere un appartamento nel salotto buono di Napoli, in via Vittoria Colonna, quartiere Chiaia, di due vani più accessori, con un canone annuale di 4800 euro, 400 euro mensili. Certo, non ci sarebbe nulla di strano fin qui, al massimo lo si potrebbe definire come un colpo di fortuna, considerato il prezzo e la posizione della casa. Ma, andando a leggere sul sito web di Palazzo San Giacomo, si arriva al fatto che quell’appartamento è di proprietà della fondazione Strachan- Rodinò onlus che si occupa della cura dei ciechi e dei disabili: un “ente di diritto privato controllato dal Comune”. Ed eccolo qui, il punto.

Ma Sgambati non si scompone, anzi, si mostra risentito di fronte a quel contratto di fitto della durata iniziale di 4 anni risulta intestato a lui stesso e alla signora Maria Rosaria Conforto. “Si tratta della mia compagna – spiega il consigliere – che ha fittato questa casa circa 7 anni fa. Una ragazza madre, non aveva un reddito e per questo ho fatto intestare il contratto a lei e a me. Pago il fitto, che non mi risulta neanche basso: 500 euro al mese in tutto. Abbiamo fatto 40 mila euro di lavori prima di entrare. Ho fatto un sacrificio per far stare una ragazza madre in una casa con suo figlio. Mi dite che la fondazione è controllata dal Comune, siamo alla barbarie”.

 

In base allo statuto della fondazione il consiglio di amministrazione di cinque membri è “eletto con decreto della Regione Campania sulla scorta di un decreto del sindaco di Napoli, ogni cinque anni”. Si dà il caso che la Conforto, la compagna di Sgambati, sia stata nominata anche nel cda della fondazione con decreto del sindaco de Magistris del 16 marzo 2017, dopo le dimissioni di Daniela Villani che nel frattempo era entrata a far parte della seconda giunta de Magistris. La Conforto resta in carica negli anni 2017 e 2018, con un compenso annuale “di 4800 euro al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali”, secondo quanto riporta la sezione “amministrazione trasparente” del sito della fondazione.

“Mi risulta – continua Sgambati – che il Comune nomini di fatto un solo consigliere del cda della fondazione. La mia compagna non è più nel cda. È entrata nel consiglio dopo che aveva preso in fitto la casa. E si è dimessa l’ultima volta che è stato rinnovato il cda”. Il consigliere mostra le carte relative alla fondazione: “È stata riconosciuta persona giuridica privata con decreto del presidente della giunta regionale di marzo 2005. La fondazione è dotata di ampia e piena autonomia programmatica, gestionale ed organizzativa nell’ambito delle sue attività, con il solo limite di inviare i rendiconti finanziari dei relativi bilanci alla giunta regionale della Campania che ne esercita il solo controllo contabile”. “Ogni deliberazione – conclude – in ordine anche ad eventuali rapporti di locazione relativi al patrimonio immobiliare della fondazione sono presi dal consesso consiliare in piena autonomia e senza alcuna limitazione gestionale”.

Insomma, per Sgambati, non c’è alcun fatto grave o quantomeno sospetto. Il consigliere rivolta anche i ruoli. Ed è lui a porre le domande finali: “Si vuole che abbandoni questa casa? Di questo parliamo? Devo andare a vivere per strada?”.

 

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