di Giancarlo Tommasone

Il caso sollevato da Stylo24, quello relativo ad Aniello Esposito, detto Bobo, capogruppo del Pd che non è iscritto al Pd (e che a novembre scorso ha patteggiato sei mesi per la vicenda delle candidature «fantasma»), sarà al centro di una riunione tra i componenti del gruppo consiliare di Via Verdi. Incontro, la cui convocazione è stata invocata dai vertici provinciali del partito, attraverso un documento a firma del segretario Massimo Costa, del presidente Tommaso Ederoclite e del responsabile Enti locali di Napoli, Giovanni Banco.
Sulla vicenda, nei giorni scorsi, la nostra testata ha raccolto le considerazioni di alcuni esponenti del Partito democratico, tra i quali Nicola Oddati (ex candidato alla segreteria provinciale) e Alessia Quaglietta, consigliera dem a Napoli (quest’ultima ha ipotizzato un passo indietro da parte dello stesso Esposito).

Ma allargando il discorso a livello regionale,
nelle scorse ore abbiamo ascoltato anche il parere di due partecipanti alla corsa per la segreteria del Pd della Campania: Umberto Del Basso De Caro e Armida Filippelli.

L’attuale deputato del Pd ha preferito non entrare nel merito della questione, affermando che si tratta di qualcosa che va discussa a livello provinciale, «(questione) tutta napoletana, che non mi interessa e non vorrei francamente intervenire a gamba tesa in una vicenda che non conosco. Io mi occupo di politica». Così si è espresso Del Basso De Caro.

 

Diversa invece la posizione di Armida Filippelli: «Questa è sicuramente una vicenda da approfondire e, se fossi stato io il segretario regionale in carica, avrei parlato con il consigliere (Aniello Esposito, ndr) anche per comprendere il motivo della sua mancata iscrizione al partito. Non credo si tratti di un motivo politico poiché il consigliere di cui stiamo parlando è stato eletto capogruppo dai propri colleghi. Credo però che bisognerebbe intavolare un discorso, anche perché quella di capogruppo è una carica importante e credo debba essere rappresentata in maniera dignitosa. Stiamo parlando di Napoli, terza città d’Italia, capitale del Mezzogiorno, e non di un piccolo paese dove vive un centinaio di residenti».

Filippelli, appunto, sottolinea come, nel Consiglio
di una città come Napoli, rappresenti un paradosso
avere un capogruppo non iscritto al partito di appartenenza.

Anche per questi motivi e per affrontare le citate problematiche, conclude Filippelli, «io credo ci sia bisogno di rigenerare la politica e lo ribadisco, di aprirsi ulteriormente al dialogo, per accogliere le istanze provenienti da diverse direzioni e rappresentare un punto di riferimento forte per risolvere le questioni interne al partito. Stabilire insieme delle strategie comuni anche per lavorare all’opposizione; non dimentichiamo che proprio all’opposizione si trovano attualmente i consiglieri del Pd a Napoli».