Il nome di Franco Alfieri, neo sindaco di Capaccio-Paestum, non è solo collegato ai suoi record politici o alle “fritture”, ma anche alla vicenda delle intercettazioni con i boss della camorra, e più nel dettaglio, del clan Marotta, anche quelli agli arresti domiciliari, che lo hanno portato sotto inchiesta della Dia un mese fa. Per lo stesso uomo di fiducia del governatore De Luca, inoltre, c’è anche una condanna della Corte dei Conti per non aver mai utilizzato i beni confiscati nel 2008, all’epoca primo cittadino di Agropoli, allo stesso cartello criminale e destinati a finalità sociali o a sede di uffici e servizi municipali.

Ecco una delle intercettazioni rese note dall’Antimafia, in cui Alfieri parla con Fiore Marotta, esponente dell’omonimo clan:

«Sindaco… mi servirebbe una mano». «Come dobbiamo fare?». «Un contratto di lavoro per pigliare l’affidamento». «E ma mò mi perseguitate un poco con questo fatto…». «L’avvocato mò mi ha detto fatti fare sto coso… io vado a lavorare tutte le mattine tre ore…cioè… non è che voglio tutta la giornata… tre ore». «Ti devo mettere tre ore … e ti faccio fare l’affidamento dai servizi sociali ti faccio fare tre ore al giorno … va bene?». «Eh…però devi fare il coso in “tempo indeterminato”». «Indeterminato non lo possono fare…». «Io tengo un anno e sei». «Ma non ti preoccupare, ti faccio fare una cosa io coi servizi sociali. Lo sai già dove posso “inciarmare” qualcosa, tu dici che non va bene».

 

Secondo la Procura, queste intercettazioni dimostrerebbero i rapporti tra Alfieri e l’esponente del clan. La trascrizione di questa, ma non solo, è stata inserita a gennaio in una indagine proprio contro i Marotta, punto di partenza di una ulteriore e ben più grande inchiesta sui rapporti tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata, che ha portato alla notifica degli avvisi di garanzia allo stesso sindaco di Capaccio-Paestum e all’attuale primo cittadino di Agropoli, Adamo Coppola.