di Giancarlo Tommasone

Lui la manda a quel paese, lei lo definisce leghista. Anzi peggio che leghista. Non si può parlare di strappo impossibile da ricucire, né tanto meno di frattura insanabile, piuttosto di distanza siderale. Quella che divide il capo di Gabinetto e direttore generale del Comune, colonnello Attilio Auricchio, e la consigliera di deMa (ancora per poco), Laura Bismuto. Lo scontro, se così lo si può definire, è avvenuto alla fine dell’ultimo Consiglio comunale, che si è tenuto, ieri, nella Sala dei Baroni. A darne notizia è la stessa Bismuto, che ha pubblicato un post al vetriolo sul proprio profilo Facebook.

Al centro della querelle
il Contratto di sviluppo Centro Antico
e la richiesta di una copia
degli atti relativi al progetto

Di cui, scrive la consigliera, «già 10 giorni fa ho fatto richiesta formale al direttore generale/capo di Gabinetto e a tutti gli assessori competenti». Senza avere alcuna risposta. Ieri mattina (lunedì, ndr), racconta Bismuto, «sono stata nella segreteria della direzione generale, e mi hanno detto che loro non hanno nulla».

Ma la consigliera
non si è data per vinta
ed è tornata all’attacco

«Quando, dopo il Consiglio comunale, ancora nella Sala dei Baroni, ho chiesto al direttore generale, di poter avere le carte relative al progetto che verrà finanziato dal Ministero, su svincoli Tangenziale, parcheggi nelle cave, e sulla rilevante trasformazione di un pezzo di città a cui stanno segretamente lavorando… prima mi ha detto che lui le carte non le ha… poi ha detto, testuali parole: “Se è per fare critica, io le carte non te le do!”». Ma non finisce qui, l’ex cadetto di Nunziatella e Accademia di Modena, stando a quanto racconta Bismuto, avrebbe dimenticato le regole e le maniere della «cavalleria», che un uomo come lui, vista la sua «formazione», dovrebbe specialmente sfoggiare nei confronti di una donna. «Poi (Auricchio) si è girato mandandomi a quel paese», scrive ancora Bismuto.

Bismuto: Auricchio
mi ha mandato
a quel paese, nemmeno un leghista
sarebbe arrivato a tanto

Che continua il racconto con una considerazione polemica assai: «Il livello di assenza di rispetto, di trasparenza e di democrazia in questa amministrazione, a causa di quest’uomo, in cui si accentra tutto il potere – amministrativo, politico, sindacale – è diventato pressoché nullo!». E aggiunge una frase, in cui esprime la considerazione (negativa) che ha del colonnello Auricchio: «Credo che nemmeno un leghista sarebbe arrivato a tanto». E chiuse il «discorso» con una postilla che non lascia spazio all’immaginazione: «In questo atto, individuo un reato gravissimo. In quest’uomo, individuo tutto il fallimento di questa esperienza politica». La misura è colma già da tempo, Stylo24, il sei giugno scorso, ha scritto dell’addio a deMa che si accingono a dare Bismuto e il consigliere Claudio Cecere. Circostanza confermata sia dal silenzio della consigliera dopo la pubblicazione del nostro articolo (e ancor di più avvalorata da quanto ha scritto ieri su Facebook), sia dalle dichiarazioni rese da Cecere al nostro giornale, nel corso dell’intervista rilasciata sull’argomento. Nel frattempo dalle «voci di dentro» del movimento arancione arrivano altre informazioni alla nostra redazione.

Gli impavidi che ancora si riconoscono nei valori di democrazia e autonomia, e si difendono dall’occupazione esercitata dagli pseudo compagni di Insurgencia, esercito di «soldatini da poltrona», sostenuti da un colonnello dei carabinieri (cosa mai vista nella storia dell’antagonismo, né a Napoli, né nel resto d’Italia), continuano a leggere gli articoli di Stylo24. Sfidando il pericolo, quasi stessero ascoltando Radio Londra, non obbediscono all’ordine: taci, il nemico ci ascolta. Confermano al nostro giornale, i pochi coraggiosi, che deMa (ma sarebbe meglio dire Auricchio) può contare ormai solo su Rosario Andreozzi e sull’assessorina Eleonora De Majo (espressioni appunto, del laboratorio occupato di Via Vecchia San Rocco).

Le «voci di dentro»
e la diaspora arancione

A questo punto dopo le uscite annunciate di Bismuto e Cecere, ci aspettiamo mal di pancia, anzi di stomaco (come ha detto de Magistris nel corso dell’ultima assemblea arancione), esternati dagli altri quattro consiglieri del gruppo. Le «voci di dentro» degli arancioni sono ancora più chiare: «Tranne Andreozzi e De Majo tutti vogliono lasciare deMa, ma nessuno ve lo confermerà». Un’ultima considerazione sulla probabile reazione di Giggino quando avrà letto, o gli avranno riportato le parole contenute nel post di Bismuto. Chissà, forse, il sindaco non avrebbe mai creduto che un giorno, una della sua squadra avrebbe potuto dare del leghista a un altro della stessa squadra. E non a uno qualunque, a quello che al momento è l’ispiratore, il regista, della sua Amministrazione. Non ci avrebbe mai creduto, Giggino, eppure è così che sta andando. E’ così che va.