Il consigliere comunale di Napoli Andrea Santoro, portavoce cittadino di Giorgia Meloni, è intervenuto durante il Consiglio comunale odierno per denunciare una situazione gravissima di danno erariale per le casse comunali.

“Un danno erariale enorme -ha spiegato Andrea Santoro- se solo si prende ad esame il periodo dal 1 aprile al 30 giugno si raggiungono i 600.000,00 euro. Un ammanco che potrebbe altresì perdurare nel tempo se non si provvede subito”.

Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Andrea Santoro

“Si tratta delle cremazioni -spiega Andrea Santoro- che per alcuni privati sono un vero business. Il Comune di Napoli dopo vent’anni di lavori si è finalmente dotato di un proprio impianto, in funzione da gennaio. Gestione in convenzione, con tariffe pubbliche. 650 euro per la cremazione. Lo stesso prezzo praticato dagli altri impianti esistenti in Regione, tutti privati. Almeno fino a poche settimane fa”.

“L’apertura dell’impianto di Napoli ha infatti spaventato gli altri gestori, che si sono preoccupati di abbassare le proprie tariffe portandole anche a 500 euro. Scelte di libero mercato qualcuno potrà pensare. Però la Legge, al fine di tutelare eccessive speculazioni che possano danneggiare gli impianti pubblici come quello di Napoli, offre la possibilità ad un Comune di stabilire delle tariffe di uscita delle salme e di ingresso delle urne cinerarie: significa che ognuno può scegliere dove far cremare i propri congiunti, sapendo però che se non si sceglie l’impianto della propria città c’è da pagare delle tasse in più. Il Comune di Napoli ha adottato come ogni Comune queste tasse: 120,00 euro per fare uscire la salma da Napoli e 240,00 euro per far entrare le ceneri provenienti da altro Comune. 360,00 euro da pagare al Comune di Napoli per chi effettua la cremazione fuori. Con queste tariffe, diventa sicuramente più conveniente effettuare la cremazione a Napoli ed evitare anche lo strazio del turismo mortuario, ovvero il girovagare di salme in giro tra autostrade e strade statali”.

 

“Peccato che questi 360,00 euro gli uffici del Comune, dal 1° aprile, data di entrata in vigore di queste tariffe, non le abbiano mai chieste a nessuno. Con il risultato che delle 25 cremazioni che si fanno al giorno inizialmente solo 8 se ne facevano a Napoli, dato ulteriormente peggiorato dal primo giugno, quando gli altri impianti privati hanno abbassato le tariffe: a Napoli si è scesi a 4. Tra mancata applicazione delle tariffe per chi utilizza gli impianti fuori Comune ed i mancati introiti delle cremazioni si sono persi circa 600.000,00 euro. In soli 3 mesi. Creando un danno erariale e finendo per procurare di riflesso un indebito vantaggio economico ai privati”.

“Per anni -ha concluso Santoro- abbiamo denunciato le resistenze che si avevano nell’apertura dell’impianto di cremazione a Napoli. Adesso che è finalmente in funzione stiamo assistendo ad un vero e proprio boicottaggio”.