venerdì, Ottobre 7, 2022
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Detenuto 43enne si suicida in cella: era anorressico

Aveva 43 anni ed era detenuto per piccoli reati con fine pena 2024 Francesco Iovine. L’uomo si è suicidato domenica pomeriggio nel reparto Sai (Servizio Sanitario Integrato) del carcere napoletano di Poggioreale. Del quarto suicidio in carcere in Campania dall’inizio dell’anno danno notizia il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello e quello comunale Pietro Ioia. I due in mattinata si sono recati a Poggioreale al secondo piano del reparto Sai dove è avvenuto il suicidio: “Francesco – ricordano – era entrato nel novembre 2021 a Poggioreale nel reparto per gli ammalati: era anoressico, pesava 43 kg. Durante la sua permanenza più di una volta era stato portato per visite specialistiche al Caldarelli.

Rifiutava la nutrizione parenterale

Rifiutava spesso la nutrizione parenterale. Questo drammatico evento ci ricorda che il carcere è lo specchio della società. Ogni suicidio in carcere è una nostra sconfitta, una sconfitta della società e delle istituzioni a vari livelli. Occorre prevenire, intervenire prima, rilevare eventuali segnali di disagio e sofferenza emotiva in correlazione con un rischio suicidario. Intanto il carcere uccide. Continua il malinteso populista della certezza della pena e della certezza della galera. Domenica pomeriggio, mentre soccorrevano Francesco, dal carcere hanno chiamato il 118: l’autoambulanza è arrivata dopo 40 minuti”. Il magistrato di turno si è recato domenica stessa al carcere di Poggioreale.

Ora si attendono gli esiti dell’autopsia

La salma è stata portata al II Policlinico per l’autopsia. “In una Regione che conta 6.660 detenuti – osserva Ciambriello – di cui ben 2.181 sono a Poggioreale, la mancanza di educatori (in regione ce ne vorrebbero 105 ma ce ne sono solo 70 e a Poggioreale ne sono previsti 19 ma ce ne sono solo 9), si affianca alla mancanza di medici di reparto, di figure sociali di psicologi e psichiatri. Oggi a Poggioreale per più di 2000 persone era presente un solo psichiatra. Questo dimostra che il Ministero della Giustizia ed il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, vivono la “politica dello struzzo”. Una politica cinica e pavida, spesso incompetente ed opportunista: non parla nei suoi programmi né di giustizia, né di carceri, ed i segretari di partito restano con il pallottoliere a fare i loro conti. Faccio un appello alla magistratura di sorveglianza, sia per i permessi premio, sia per le misure alternative, anche per evitare ulteriori tragedie come quelle di Francesco, va inoltre segnalato che ci sono 1122(sui 6.660 detenuti in Campania) detenuti in attesa di giudizio, anche per reati non gravi. C’è dunque un abuso della misura cautelare in carcere”

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