lunedì, Gennaio 30, 2023
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Il capo dei pm di Modena accusa Ultimo e Scafarto: sono degli esagitati

«Se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi». Così, in più di un incontro tra Modena e Roma, il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, indagato per falso nell’ambito dell’indagine sul caso Consip, e il colonnello Ultimo si rivolsero alla procuratrice di Modena Lucia Musti.

Sono le frasi riferite dal procuratore durante l’audizione tenuta il 17 luglio scorso al Csm come riportato oggi da Repubblica, Corriere della Sera e dal Messaggero. I colloqui, riferisce Repubblica, risalgono alla primavera del 2015: ad aprile di quell’anno, la Procura di Modena aveva appena ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli e poi trasmessa per competenza territoriale nella città emiliana. È la stessa procuratrice a ricostruire i retroscena durante la seduta di oltre due ore e mezza davanti alla prima commissione del Csm.

Nel corso dell’audizione, riferisce il quotidiano, «racconta di aver visto Scafarto e Ultimo particolarmente “spregiudicati” e come “presi da un delirio di onnipotenza”».

Inoltre, dopo che a Modena era stato trasmesso dai Pm di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto uno stralcio dell’inchiesta su Cpl-Concordia, con allegata un’informativa in cui erano inserite intercettazioni tra il generale della Gdf Michele Adinolfi e l’allora premier Matteo Renzi, De Caprio le avrebbe detto: «Lei ha una bomba in mano, se vuole la può far esplodere». Musti avrebbe riferito di aver pensato che quei carabinieri erano «degli esagitati». Secondo quanto riportato da Repubblica la magistrata si sarebbe sentita quasi messa sotto pressione, come se la sua libertà e le sue prerogative di capo di una Procura potessero in qualche misura essere coartate.

Il verbale di Musti al Csm, che rientra in un accertamento avviato per far luce sulla fuga di notizie del luglio 2015 riguardante proprio le telefonate tra Renzi e Adinolfi, è stato inviato ai Pm di Roma per approfondimenti.

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