di Giancarlo Tommasone

Scientifica, costante e soprattutto puntuale: ogni dieci del mese, senza sconti, senza dilazioni. E’ la dinamica delle estorsioni effettuate nei confronti degli operatori del Mercato dei fiori di Pompei, da parte di un gruppo, capeggiato dal boss Luigi Di Martino (alias ’o profeta) ed effettuate per conto e nel nome del clan Cesarano di Castellammare di Stabia. E’ il quadro che emerge dall’ordinanza emessa dal gip Emilia Di Palma, del Tribunale di Napoli. Lo scorso 22 maggio, le forze dell’ordine hanno eseguito sette misure di custodia cautelare.

Le misure cautelari e i destinatari

Gli arresti in carcere sono stati disposti nei confronti di Giovanni Cesarano, detto Nicolino (classe 1966); del già citato Luigi Di Martino, alias ’o profeta (nato il 25 marzo del 1961); di Luigi Di Martino, detto cifrone (nato il 21 giugno del 1961); di Aniello Falanga (classe 1964). Arresti domiciliari, invece, per Ivan Cammarota, detto orsetto (classe 1975); Vincenzo Melisse, anche detto taccarella (classe 1966); Francesco Mogavero (classe 1979). In tutto gli indagati sono 12. L’inchiesta nasce nel 2014. Secondo le risultanze investigative, il racket presso il polo florovivaistico, parte in concomitanza con il ritorno in libertà di Luigi Di Martino, ’o profeta, scarcerato a giugno del 2014. Alla fine di quell’anno cominciano ad arrivare degli esposti anonimi all’attenzione dei carabinieri di Torre Annunziata.

Le segnalazioni anonime giunte
ai carabinieri di Torre Annunziata

A supporto della ricostruzione del quadro indiziario, ci sono da riportare le dichiarazioni della moglie di un imprenditore, vittima di estorsione, che nel corso di dichiarazioni spontanee rese ai militari dell’Arma (a ottobre del 2016), dopo la convocazione in caserma, afferma come il pizzo, quantificato in rate da 1.500 euro, sia stato versato al gruppo malavitoso il 10 di ogni mese, dal 2014 al 2016.

Le «rate»
da versare
al clan ogni
10 del mese

I coniugi, poi, non formalizzeranno la denuncia. Quando gli inquirenti fanno vedere al titolare dell’attività florovivaistica il video in cui si evince verosimilmente il passaggio di denaro verso Falanga, l’imprenditore afferma che gli aveva dato un biglietto da visita della sua azienda. Le indagini sono supportate anche da una vasta operazione di intelligence, fatta di pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali. L’emissario del clan, quello che materialmente si reca a riscuotere le dazioni mensili è considerato essere Aniello Falanga. Quest’ultimo, il 10 dicembre del 2014, poco dopo essere uscito dal Mercato dei fiori, dove si era recato verosimilmente per riscuotere la tranche mensile, viene intercettato in auto (una Alfa Romeo 147) insieme a Giovanni Cesarano.

Sono le 8.20 del 10 dicembre 2014. «Aniello Falanga si ferma nei pressi dell’abitazione di Giovanni Cesarano (detto Nicola) – è riportato nell’ordinanza – Giovanni Cesarano sale in auto (Falanga consegna verosimilmente una somma di denaro nelle mani di Cesarano)». Al che quest’ultimo, riferendosi a quanto ha appena ricevuto, chiede: «Di chi è?». «E’ del chiatto (del grasso, ndr)», gli viene risposto.

I componenti
del gruppo
malavitoso
si prendono
gioco
delle vittime

Per gli inquirenti si tratta della vittima dell’estorsione. «Panzarotto?», chiede ancora Cesarano. «Sì, Ciccio bomba», conferma Falanga. La circostanza fa pure emergere come le stesse vittime siano dileggiate e disprezzate dai componenti del gruppo malavitoso. «La conversazione continua – è annotato ancora nell’ordinanza-  tra Falanga e Cesarano, il quale indica al primo le varie tappe della giornata presso diversi esercizi commerciali, verosimilmente vittime di ulteriori richieste estorsive. “Solo da Michele devi andare?”, dice Cesarano. “No, non solo”, risponde Falanga». Gli altri «appuntamenti» sono fissati con tali «Patrizio (deve venire), Paolino… e Mastrolindo (dobbiamo vedere)».

Le direttive
impartite
all’esattore

Cesarano fa pure riferimento a una non meglio specificata altra attività da «visitare». «A Raffaele delle macchinette – continua Cesarano rivolgendosi a Falanga – dopo vai là. Però devi dirglielo: ragazzi dobbiamo aumentare un po’ la dose». Evidentemente, annotano gli inquirenti, Cesarano si riferisce o a un aumento della quota da versare al clan, oppure alla frequenza delle visite da portare nei confronti degli imprenditori taglieggiati.

I controlli: l’emissario
del clan bloccato
con 1.550 euro
e una lista di nomi

Aniello Falanga, il 10 gennaio del 2016 viene sottoposto a un controllo da parte della guardia di finanza. Bloccato poco dopo essere uscito dalla sede di una attività florovivaistica. Addosso. I baschi verdi, gli trovano la somma di 1.550 euro insieme a una lista di nomi. «La predetta somma – è riportato nell’ordinanza – veniva dallo stesso giustificata come destinata per l’acquisto di prodotti per il suo bar».