Le intercettazioni, le indagini

Anche le ditte che operavano all’interno dei cimiteri, erano esposte rispetto alle richieste estorsive da parte del clan. E’ quanto emerge dall’ordinanza relativa all’inchiesta «Piccola Svizzera», che ha portato all’esecuzione di oltre 20 misure di custodia cautelare in carcere e all’iscrizione nel registro degli indagati di 52 persone. Sette le organizzazioni malavitose contro cui è stata condotta l’operazione, tra queste il clan di Sant’Erasmo, guidato dall’ottantacinquenne, Carmine Montescuro, meglio conosciuto come zì Menuzzo. L’uomo, annotano gli inquirenti, è dotato di un particolare carisma criminale, che lo fa considerare il «grande vecchio» della camorra campana. Montescuro, anche in virtù delle sue doti di «paciere» e di mediatore tra le cosche, avrebbe intessuto rapporti con i principali gruppi di Napoli e provincia.

Il metodo / Camorra di Sant’Erasmo,
il pizzo pagato all’estorsore tramite bonifico

Anche con i Rinaldi, che spesso i camorristi indicano come quelli della «roccaforte 46».  «Il rapporto criminale tra la famiglia Montescuro e i Rinaldi (di San Giovanni a Teduccio) – è riportato nell’ordinanza a firma del gip Alessandra Ferrigno – viene ulteriormente evidenziato nella conversazione intercorsa tra Antonio Montescuro, figlio di Carmine (classe 1934), e Nino Argano. Nella circostanza emerge che i Rinaldi avevano chiesto a Carmine Montescuro di portare avanti una richiesta estorsiva, per loro conto, nei confronti di una impresa edile impegnata all’interno del cimitero di San Giovanni». C’è un problema, però. Qualcuno sconsiglia a Carmine Montescuro di mettersi in mezzo. I Rinaldi, infatti, per ritorsione hanno rubato una pala meccanica del valore di 100mila euro, e quindi gli imprenditori taglieggiati hanno fatto sapere che se non riporteranno il mezzo al proprio posto, andranno direttamente a denunciare tutto alla polizia.

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Il «paciere della camorra» / La mediazione di Montescuro
per evitare lo scontro tra i clan Sarno e Lo Russo

La circostanza emerge da una conversazione intercettata in ambientale, a marzo del 2017, all’interno della vettura di Nino Argano. Quest’ultimo spiega ad Antonio Montescuro come siano andate le cose. «(Vincenzo Ciriello) mi disse: “Diglielo ’o Munuzz’ che si toglie da mezzo con i Rinaldi perché  i Rinaldi non sono buoni (…) Perché si sono presi la pala meccanica da 100.000 euro da sopra il lavoro”. Adesso,  ha detto quello (il titolare della ditta edile): “Non venite più qui…. non venite più finché non mi portano la pala meccanica… non vi pago più e chiamo le guardie”. Hai capito? (…) e “loro” cattivamente (testuale nell’intercettazione), (quelli della) “46” (Rinaldi, ndr) non ci hanno detto niente e lo sapevano loro. (Tanto che) dissero, ’o zio (rivolgendosi evidentemente a Carmine Montescuro) mi volete vedere di “chiudere” il lavoro a San Giovanni, sopra al cimitero?», racconta Argano.