di Giancarlo Tommasone

E’ cosa nota, Gino Sorbillo, da bravo manager, è molto attento alla cura del brand. Una macchina da guerra quando si parla di pubblicizzare e vendere il proprio prodotto. Ma come si è comportato nella gestione della comunicazione, dopo l’evento delittuoso che ha interessato la sua pizzeria in Via dei Tribunali? Il primo step è rappresentato dalla pubblicazione della foto in cui regge il cartello che denuncia l’episodio della bomba. Cosa che, naturalmente, attiva la macchina della solidarietà social. Il feedback è immediato, cominciano ad arrivare messaggi da Napoli, dall’Italia e dal resto del mondo. Sorbillo rilancia tutti gli interventi dalle sue vetrine multimediali. E’ abituato a farlo e utilizza la tecnica alla perfezione.

Fin qui tutto bene, poi però, c’è il primo errore
sul piano della comunicazione.
Lo commette quando va a confrontarsi con chi gli chiede:
chi c’è dietro la bomba? Cosa ipotizza?

Al che Sorbillo prima dichiara che dietro quell’azione potrebbe esserci la camorra. Poi dice che l’atto potrebbe essere legato al mondo del calcio (e quindi, si suppone, Sorbillo si riferisca al tifo organizzato). Corregge ancora il tiro: non sono i tifosi dello stadio, ma coloro a cui non è andata giù la sua provocazione di qualche settimana fa contro i cori razzisti, e il suo schierarsi a difesa di Koulibaly.

La pista del calcio, che Sorbillo dichiara
di odiare, è ritenuta infine, dallo stesso,
poco plausibile e accantonata.

Torna ad accreditare quella della criminalità organizzata, affermando pure di avere un passato da carabiniere e che quindi, queste cose le capisce. Circa le ipotesi «investigative», è però chiaro, come Sorbillo appaia palesemente confuso. Passiamo all’incontro con Salvini. Il ministro dell’Interno arriva a Napoli, il giorno dopo il sit-in davanti alla pizzeria dei Tribunali; pizzeria, che a differenza delle prime versioni, risulta non essere stata né devastata, né completamente distrutta, ma danneggiata dall’esplosione di una bomba carta. L’incontro tra Sorbillo e il vicepremier leghista avviene in una saletta riservata dell’aeroporto. Come si presenta il nostro, all’appuntamento col ministro famoso per indossare i giubbotti delle forze dell’ordine? Con la casacca da pizzaiolo.

Secondo errore social. Sorbillo si pone sullo stesso livello comunicativo di Salvini, utilizzando il suo brand, che è appunto quello del pizzaiolo. Fa passare un messaggio che non è per niente credibile: il titolare di un’azienda che ha sedi in più nazioni, un uomo che è più un manager che un pizzaiolo (o un artista della pizza, come qualcuno lo ha ribattezzato), pensa veramente di poter convincere, a chi guarda la foto dell’incontro con Salvini, che lui va in giro costantemente, con la divisa da lavoro?

Si capisce, dunque, come Sorbillo
cerchi di sfruttare mediaticamente l’episodio.

Ma, nel particolare frangente, non solo, lo ribadiamo appare poco genuino, ma forzatamente «mascherato» o addirittura «ridicolo», come più frequentatori delle piazze social immediatamente lo hanno definito. Restando ancora sull’incontro con Salvini, bisogna ricordare che nel 2010, Sorbillo aveva esposto all’esterno della sua pizzeria, un cartello sul quale era possibile leggere: i clienti leghisti non sono graditi.

Di recente, poi, sempre l’imprenditore,
aveva postato la foto con un altro messaggio:
nella mia pizzeria non faccio mangiare la pizza ai razzisti.

Lungi da noi dire che Salvini è razzista, anche se non si può negare che questo sembra essere il sentimento percepito dalla parte politica che vede in Sorbillo un elemento caratterizzante della napoletanità (e ci riferiamo, ad esempio, al sindaco de Magistris, al consigliere regionale Borrelli, ai Verdi e al centrosinistra). Come pure non si può negare, che il ministro dell’Interno sia leghista.

E allora, come giustifica Sorbillo, a quella parte politica
di cui sopra, a se stesso e alle idee condivise
sui relativi cartelli, la scelta di aver voluto incontrare Salvini?

Terzo errore sul piano della comunicazione. In molti, anche i meno attenti, hanno infatti notato la discrasia e pure in questo caso sono arrivate pesanti critiche social. Del resto, la sovraesposizione mediatica e spesso esasperata da parte del pizzaiolo manager (vedi proprio il caso del volto dipinto di nero in segno di solidarietà a Koulibaly), hanno più volte attirato il rigetto da parte degli osservatori terzi. Tant’è che dopo l’accoglimento del termine «sarrismo» nella Enciclopedia Treccani, si potrebbe pure pensare di adottare, nel lessico comune, l’uso della parola «sorbilleria»; termine che potrebbe stare a indicare un tipo di azione calcolata e pubblicizzata per un preciso tornaconto. Chiudendo con l’incontro in aeroporto, bisogna pure chiedersi: perché Salvini (e dunque il Governo) ha deciso di incontrare il solo Sorbillo e non pure gli altri commercianti che di recente, sarebbero stati «avvertiti» dalla camorra a Napoli? E poi perché un incontro in una saletta riservata a Capodichino, dove – guarda caso – c’era però un fotografo pronto a immortalare la scena e a rilanciarla sui social, e non in un luogo istituzionale?