sabato, Agosto 20, 2022
HomeInchieste e storia della camorraCon le pistole in pugno in corsia come nel «Padrino»

Con le pistole in pugno in corsia come nel «Padrino»

LA STORIA DELLA CAMORRA – Quando un «commando» assaltò l’ospedale San Paolo

All’inizio degli anni ’80 a Napoli e provincia imperversava la guerra tra i clan appartenenti alla cosiddetta Nuova Famiglia e gli esponenti della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Una delle prime faide di camorra che costò la vita a quasi mille persone. Durante quei giorni ci si poteva trovare, malaguratamente, in verie e proprie scene da film. Immagini che a guardarle ora, a mente fredda, potrebbero richiamare lungometraggi entrati nella storia del cinema come «il Padrino».

Una di quelle più significative, e terrorizzanti, capitò tra il nove e il dieci maggio 1982. Quella notte, proprio come accade nel primo film della saga con Marlon Brando e Al Pacino, un «commando» di camorristi, armati di fucile a canne mozzate e di pistole, fece irruzione nelle corsie di un ospedale napoletano alla ricerca di un giovane rimasto ferito una settimana prima in un agguato in provincia di Napoli, a San Gennarello di Ottaviano, mentre insieme a un amico era in macchina, su una Autobianchi A112. Alcuni sconosciuti spararono contro la vettura uccidendo l’amico e ferendo gravemente il 22enne che riuscì a fuggire.

Quella sentenza di morte, però, secondo le mani criminali della camorra, doveva essere eseguita a tutti i costi perché era ritenuto un affiliato ai «cutoliani». Da qui nacque l’irruzione all’ospedale «San Paolo» di Fuorigrotta. La banda di killer assaltò la struttura minacciando di morte custodi ed infermieri, salì al terzo piano e mise a soqquadro il reparto di ortopedia alla disperata ricerca di Giuseppe A.

Attimi di terrore per il personale sanitario che per circa dieci minuti, sotto la minaccia delle armi, fu costretto a restare immobile «faccia al muro». La ricerca però ebbe esito negativo e i malviventi rinunciarono abbandonando la struttura ospedaliera a bordo di due potenti auto completamente indisturbati. I killer erano male informati: Giuseppe si salvò semplicemente perché era ricoverato al Cardarelli, in un altro quartiere della città.

Leggi anche...

- Advertisement -