mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Il movente non regge, perché i mostri di Piscinola volevano una pistola?

di Giancarlo Tommasone

La prima versione resa dal gruppo è stata in parte confermata ieri davanti al gip del Tribunale dei Minorenni, Pietro Avallone, che ha convalidato i fermi dei tre accusati di omicidio e tentata rapina. Un progetto estemporaneo, a quanto dichiarano, senza un piano preciso da seguire: attaccare il 51enne Francesco Della Corte, di Marano, per prendergli la pistola. Piscinola, nei pressi della metro. E’ notte fonda, si hanno pochi minuti per pensare e per mettere in piedi un progetto delittuoso del genere. Il buco è rappresentato dal movente.

Due dei tre arrestati per l’omicidio della guardia giurata Francesco Della Corte

Immaginiamo i ragazzini, L. C. di 15 anni, K. A. (16) e il 17enne C. U. che trovano dei pezzi di legno (piedi di un tavolo) per strada. Con quei bastoni si mettono a giocare, poi all’improvviso l’idea che condurrà alla tragedia: aggrediamo il vigilante e portiamogli via la pistola. La cosa non regge dal punto di vista logico. Perché se si decide di rapinare una pistola, si deve avere da prima, una minima idea di che utilizzo successivo farne e da quanto dichiarato dai ragazzi, questa idea c’è ma appare troppo labile. Del resto ipotizziamo a cosa potrebbe servire loro una pistola.

Ancora una immagine di uno dei ragazzini indagati per l’omicidio del vigilante

Farne dei soldi (come hanno dichiarato): pochi (al massimo 300 euro), difficilissimi perché si tratta di un’arma sottratta e bisogna rivenderla al mercato parallelo attraverso un gancio; utilizzarla per fare una rapina: improbabile, i primi colpi si mettono quasi sempre a segno con un’imitazione; portarla via dopo un’aggressione a scopo dimostrativo per elevare il proprio status nell’ambiente criminale in cui si vive o ci si accinge ad entrare. Capita anche questo in certi contesti napoletani. Al momento però un movente non c’è. Anzi c’è ma non convince per niente. Veniamo adesso alle dichiarazioni rese ieri dai tre davanti al gip. Ci sono delle variazioni rispetto alla prima versione. Partiamo dal 15enne L. C. (difeso dall’avvocato Luigi Bonetti).

Messaggi di solidarietà su Fb per i mostri di Piscinola

Si era posto come il capobranco, quello che aveva avuto l’idea e aveva trascinato gli altri due nel progetto. Ieri ha fatto un passo indietro. Ha dichiarato che la cosa era nata dopo aver fumato uno spinello con K. A. e poi tutti e tre insieme hanno deciso di andare ad aggredire il metronotte. Il 15enne la prima volta affermò che aveva colpito da solo il 51enne e che quando questi era già a terra gli aveva dato un altro colpo per paura che si voltasse e lo riconoscesse; ieri ha detto che ha partecipato al pestaggio insieme a K. A., mentre C. U. è rimasto lontano a fare da palo.

L’intenzione di prendere la pistola sarebbe svanita per paura, dopo l’ultimo colpo, quello alla testa, che fatto stramazzare al suolo il metronotte e ha provocato la fuoriuscita copiosa di sangue. Ma il giudice gli ha chiesto: come mai, allora, se era svanita l’intenzione di portare via la pistola, hai afferrato la borsa dalla macchina della vittima? Perché la portiera dell’auto era aperta, ha risposto il 15enne non trovando altra spiegazione. Diversa dalla prima versione è anche quella del 16enne K. A. difeso dall’avvocato Antonella Franzese. Il ragazzo durante le prime dichiarazioni aveva omesso il particolare di aver fumato uno spinello, per paura che la sua situazione potesse aggravarsi.

Messaggi di solidarietà su Fb per i mostri di Piscinola (2)

Ieri invece, oltre a ribadire che l’azione è stata decisa e commessa da tutti e tre, ha pure ammesso di aver diviso il ‘fumo’ con l’amico 15enne. Identica alla prima versione quella di U. C. (difeso dall’avvocato Antonino Rendina), che ha detto di essere responsabile al pari degli altri ragazzi anche se ha dichiarato di aver funto da palo e di essere distante una decina di metri da dove avveniva il pestaggio. Tutti e tre hanno ribadito che l’intenzione era quella di aggredire il metronotte per portagli via la pistola.

La vittima, Francesco Della Corte

Secondo una prima ricostruzione, stando appunto alle parole dei rei confessi, i colpi inferti a Della Corte, mentre era di spalle e nei pressi della sua auto, sarebbero stati almeno quattro. Uno, alla testa, quello che poi gli sarebbe costato la vita, tredici giorni dopo l’aggressione. E’ spirato il 16 marzo scorso.

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