Pietro Spirito, ex presidente dell'Adsp del Mar Tirreno centrale

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di Pietro Spirito*

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Vedo che questi scambi di corrispondenza costringono «Stylo24» finalmente a studiare, sia pure tardivamente. Ovviamente anche a noi era nota la esistenza del PMIS, tanto è vero che riceviamo ogni giorno, poco dopo la mia nomina a Presidente, le informazioni quotidiane sui movimenti nel porto di Napoli. Ma Stylo24 sostiene che avremmo dovuto noi realizzare una procedura di estrazione di dati, creando una piattaforma di connessione tra sistemi informativi. Operazione molto più costosa rispetto alla scelta al risparmio che abbiamo adottato acquisendo una base di dati off-line perfettamente fungibile rispetto alle nostre esigenze.

I nostri lettori sanno bene cosa sarebbe accaduto se avessimo scelto la strada della costosa informatizzazione: Stylo24 avrebbe urlato alla vergogna, allo sperpero di denaro pubblico, all’intervento della Corte dei conti, visto che esisteva una modalità molto, ma molto, meno onerosa per realizzare lo stesso obiettivo: acquisire i dati dell’Avvisatore Marittimo.

Interessante invece è lo stimolo che viene dalla idea di realizzare in Assoporti questo progetto: basta che Stylo24 non ci ammannisca poi l’ennesimo articolo sulla crescita della quota associativa che paghiamo ad Assoporti, come tutte le Adsp. Senza soldi non si cantano messe, e la procedura di estrazione dei dati per noi interessanti dal PMIS, con la sua integrazione nei sistemi informativi delle Autorità certo non sarà gratis, e costerà più di quanto ho speso con l’Avvisatore Marittimo.

Pietro Spirito

Presidente Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale

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La risposta del direttore di «Stylo24»

Se lo scambio di corrispondenza obbliga, come scrive il presidente Spirito, Stylo24 a «studiare», allo stesso modo dovrebbe consigliare a lui di farsi assistere meglio dai suoi uffici per evitare di incorrere in clamorose sviste. Come quella che adesso gli ricordiamo, e cioè che già nel 2015 l’Autorità portuale di Napoli, con delibera nr 249 del 20 luglio, aveva affidato proprio ad «Assoporti servizi srl» l’incarico di realizzare un database dei dati statistici portuali «Modello unico Port Community System (Pcs)» con una dote iniziale di 10mila euro (a parte la quota associativa già corrisposta ad Assoporti). Dunque, un progetto già c’è, magari il presidente Spirito può dargli nuova linfa.
Ricordando che «Assoporti Servizi srl» è una società partecipata al 100% da Assoporti che utilizza soldi pubblici, quali le quote di associazione delle Autorità di Sistema Portuale (enti pubblici non economici); a conti fatti, la mancata lavorazione dei dati in proprio, già disponibili presso la Capitaneria ma «acquistati» dall’AdsP del Mar Tirreno Centrale, ha già causato una spesa di risorse pubbliche (a tutt’oggi 15mila euro, ovvero i 10mila euro del 2015 più i 5mila euro corrisposti all’«Avvisatore Marittimo») col risultato che l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, finora, non è «proprietaria» dei dati del porto di Napoli e, pertanto, assume decisioni sui dati elaborati da altri. Il che non è proprio una scelta di respiro strategico.

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