A oggi non è chiaro se le due strutture siano ancora comprese.

di Ilaria Riccelli.

Dopo un rallentato inizio, e circa quaranta minuti di tentennamenti in cui i pc del Comune pare che non funzionassero, con microfono e audio saltati, finalmente ha inizio la riunione in videoconferenza della commissione del Consiglio comunale Bilancio, presieduta da Manuela Mirra con riferimento alla delibera 211 del 29 giugno 2020 di approvazione del Rendiconto della gestione finanziaria del 2019. Il dibattito politico è stato incentrato intorno alla dismissione del patrimonio immobiliare comunale e ha visto accendersi gli animi dei consiglieri e dell’assessore al Patrimonio Alessandra Clemente, presente in commissione.

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“E’ sbagliato ricorrere alla leva dell’alienazione del patrimonio. Tengo a chiarire la posizione di Napoli Servizi, una società che ha ereditato una pesante situazione e che ora sta pagando le conseguenze di un lungo ciclo di crisi che si protrae sin dal 2008. Una società che tuttavia è costata molto meno alle casse comunali rispetto alle gestioni del passato”, ha sottolineato il consigliere Rosario Andreozzi (DemA). “Bisognerebbe poi ragionare anche sulle altre due leve sulle quali punta il Comune: la gestione del personale e la riscossione“. Continua il consigliere, lanciando una richiesta all’assessore Clemente: “si può considerare, in vista della creazione di un’Agenzia per la Casa, di non togliere alla Napoli Servizi le funzioni inerenti al patrimonio comunale; sarebbe infatti un grave impoverimento della “mission” della società. Serve infine uno sforzo comune, tra maggioranza e opposizione, per combattere le norme sul debito ingiusto, che rappresentano la vera minaccia per il futuro della città”, conclude.

“In assenza di un inventario attendibile non è possibile ipotizzare soluzioni alternative alla dismissione. C’è oltretutto una scarsa capacità di valorizzare l’esistente e di riscuotere il dovuto dagli alloggi comunali, e non è chiaro cosa significhi, per l’assessora al Patrimonio, coinvolgere il Consiglio comunale nella predisposizione del nuovo Piano delle Alienazioni e della Valorizzazione degli Immobili di proprietà comunale (Pavi). Mancano ancora risposte sul Real Albergo dei Poveri e sulle Terme di Agnano: non è chiaro, ad oggi, se siano ancora compresi nel Piano delle alienazioni”.

L’assessore Clemente è perentorio: “Dismissione non significherà mai svendita del patrimonio – ha aggiunto poi – piuttosto, si deve pensare a politiche di valorizzazione dei beni comunali attraverso accordi di gestione con altri soggetti. Il patrimonio comunale non deve essere considerato solo la garanzia del debito comunale ma una risorsa che l’Amministrazione può gestire in maniera virtuosa. Il fatto che sia inserito del Piano di alienazione, ha concluso, non deve pregiudicarne la valorizzazione”. Matteo Brambilla (Movimento 5 Stelle) non ha comunque mollato la presa specificando che ”fino a prova contraria un bene inserito nel Piano delle alienazioni deve essere venduto, salvo delibere di Giunta che dispongano diversamente. Per queste ragioni ne ha dedotto che sia l’Albergo dei Poveri che le Terme di Agnano, allo stato attuale, devono essere alienate e che non ci sono alternative alla dismissione degli immobili comunali” riservandosi di discutere in Aula altri aspetti di un bilancio che ha poi definito “diversamente vero”.

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