(Nelle foto Antonio Moccia, Franco Mazzarella e Bernardino Formicola (non coinvolto in questo procedimento)

Una sfilza di intercettazioni svela l’imbarazzo dell’imprenditore cugino del ras Antonio Moccia verso “Susetta”: «Ho tutti i soldi bloccati, adesso ti faccio vedere»

di Luigi Nicolosi

È un clamoroso coagulo di malavita, quello che negli ultimi anni sembra essersi addensato intorno al milionario affare della distribuzione di carburanti. L’inchiesta “Petrol Mafie Spa” che pochi giorni fa ha portato all’esecuzione di ben settanta arresti tra Napoli, Roma e la Calabria, ha svelato il coinvolgimento, in primis, dei clan Moccia e Mazzarella. I retroscena non sono però finiti qui. Tra le pieghe degli atti dell’indagine salta infatti fuori a sorpresa anche il nome di alcuni esponenti di punta della famiglia Formicola, cosca storicamente radicata tra il Bronx e il Parco Vitale di San Giovanni a Teduccio. I Formicola, in particolare, sono finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti della Procura antimafia per aver foraggiato l’imprenditore Alberto Coppola, cugino del ras Antonio Moccia, con un investimento da 100mila euro: denaro che il manager, come si evince dalla fitta attività di intercettazione telefonica, ha avuto più di qualche problema a restituire.

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«Dalle captazioni – scrivono i pm – emerge che Coppola intrattiene rapporti anche con Assunta Formicola, detta “Susetta”, figlia del defunto Bernardo, ucciso in un agguato di camorra a Portici, nipote di Ciro Formicola e cugina di Bernardino Formicola». Secondo gli inquirenti, «anche i contatti con la famiglia Formicola hanno permesso a Coppola di sviluppare l’attività di commercializzazione di prodotti petroliferi e avendo la donna partecipato alla fase iniziare delle attività affidandogli la somma di 100mila euro, come dallo stesso confidato a Luigi Borriello nel corso della conversazione ambientale registrata negli uffici di via Argine il 18 novembre 2018». In quell’occasione l’imprenditore aveva infatti affermato: «Susetta Formicola mi prestò 100mila euro… eh eh, mi prestò 100mila euro quando ho iniziato perché ci volevano i soldi quando iniziai… volevano i soldi qua ma non tengono una lira, ma una lira non la tenevano te lo giuro…».

La vicenda viene poi meglio inquadrata il successivo 14 novembre quando Coppola, avendo temporaneamente interrotto l’attività sul deposito della Max Petroli Italia, si sarebbe recato a Livorno per definire il contratto con un deposito di carburanti: «Per questa acquisizione – sostengono i pm – sarebbe stato necessario usare la società di tale Sasà, figlio di Assunta Formicola». E la conversazione continuava vertendo proprio sulle somme di denaro che Formicola aveva affidato a Coppola: «No adesso lascia perdere che stiamo così, ma è un anno e mezzo che tiriamo…ti dimentichi, siamo troppi… non ce la faccio… io pochi miseri pidocchi ho nelle tue mani voglio dire… non è chissà cosa». Denaro che Coppola ha difficoltà a restituire a causa del sequestro operato sul conto della società Astidea, a lui riconducibile. Una somma che sarebbe stata relativa agli investimenti nelle attività di commercializzazioen i carburanti che Coppola stava curando per conto di Antonio Moccia e della sua interlocutrice.

Sul punto appare emblematica la conversazione che vede protagonisti proprio Coppola e lady Formicola, con il primo che, non sapendo di essere sotto intercettazione, afferma: «Tengo tutti i soldi bloccati su una società con la quale lavoravo… tutti… i tuoi… i miei… quelli di mio cugino… e compagnia varie… tengo un milione e cento… adesso ti faccio vedere». La donna risponde secca: «No, non mi devi fare vedere niente… non voglio vedere niente». In un successivo passaggio Assunta Formicola, evidentemente spazientita per l’imprevisto, lascia intendere a Coppola di non avere alcuna intenzione di attendere oltre: «Speriamo in Dio che non ci abbandona… sennò veramente stiamo inguaiati… io poi con la speranza… ma non è questo mese, ma il mese prossimo Alberto me li butta…. a gennaio dell’anno prossimo… da Alberto qualcosa deve uscire… comunque qua è finito e allora che dobbiamo fare? che dobbiamo fare? dobbiamo tornare indietro e devo andare a San Giovanni a casa a far ridere la gente? non voglio tornare più. Io non ti cerco chissà che cosa… ma per lo meno… se Sasà si mette a fare… io sto in grazia di Dio… me lo tolgo da casa e cinque familiari a carico».

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