In manette 18 persone, sette in carcere e undici ai domiciliari

Alterazioni irreversibili dell’ecosistema marino e del sistema costiero, danni permanenti dovuti all’escavazione ed all’asportazione di interi pezzi di roccia frammentata, morte di milioni di organismi e micro-organismi. Sono alcuni dei danni ambientali provocati da una banda dedita alla raccolta dei datteri di mare sgominata dalla Guardia Costiera-Capitaneria di Porto, che oggi ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata (Napoli) su richiesta della Procura oplontina, con l’arresto di 18 persone, sette delle quali finite in carcere mentre altre undici sono state poste ai domiciliari.

Dopo l’inchiesta dei mesi scorsi della procura di Napoli, che sgominò un’altra banda responsabile di aver danneggiato con la raccolta dei datteri perfino i faraglioni di Capri, finisce ora nel mirino una organizzazione che operava in costiera sorrentina. Le accuse sono di disastro ambientale, ricettazione ed associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di reati relativi alla pesca illegale dei datteri di mare.

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Il disastro ambientale cominciato a luglio 2016

Altre accuse sono danneggiamento aggravato, distruzione di un habitat in un sito protetto, distruzione di bellezze naturali e commercio di sostanze alimentari nocive. Stando alle indagini, la banda avrebbe operato dal luglio del 2016 tra Castellammare di Stabia, Vico Equense, Piano di Sorrento, Meta di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense, ed era dedita in modo professionale e sistematico alla raccolta e al commercio illegale dei datteri di mare (procedure vietate dal 1998) ma anche di vongole veraci provenienti da Rovigliano, contaminate batteriologicamente e chimicamente e quindi pericolose per i consumatori in quanto raccolte in uno specchio di mare prospiciente la foce del fiume Sarno, catalogata come zona proibita per la presenza di sostanze altamente inquinanti.

Le indagini hanno consentito di accertare e documentare il disastro ambientale causato dal luglio 2016 al novembre scorso dagli indagati attraverso la distruzione di rocce e scogli da cui estrarre i datteri di mare, rocce frantumate con martelli a doppia punta.

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