L'ex boss delle ecomafie, Nunzio Perrella

di Giancarlo Tommasone

Da boss incontrastato del traffico di rifiuti tossici a ex collaboratore di giustizia che di denari non ne vuole anticipare più. Nemmeno per una trasferta. Nemmeno per accompagnare i magistrati a visitare siti inquinati. Anche se alla fine dei giochi quei siti inquinati, per la Procura, non esistono, perché le dichiarazioni rese dall’ex boss sono considerate inattendibili. E’ quanto è capitato a Nunzio Perrella circa un anno fa, proprio a febbraio del 2017. Quando avrebbe dovuto recarsi presso la Procura di Brescia per accompagnare i magistrati sulle discariche inquinate che lui stesso aveva segnalato. Unico particolare, il viaggio costa e allora l’ex boss del Rione Traiano, declina l’invito. O lo Stato anticipa i soldi per il biglietto, oppure a Brescia non vengo, avrebbe fatto intendere.

La copertina del libro ‘Oltre Gomorra. I rifiuti d’Italia’

Una settimana prima dalla data fissata per l’incontro, però, Perrella nella città lombarda ci era arrivato lo stesso, ma per la presentazione del libro scritto con Paolo Coltro, ‘Oltre Gomorra. I rifiuti d’Italia’ (Cento Autori, 2017). Sarà lo stesso ex collaboratore di giustizia – sotto i riflettori da diversi giorni per il ruolo di agente provocatore avuto nell’inchiesta giornalistica di Fanpage.it su rifiuti e mazzette – a spiegarlo, qualche giorno dopo, al Giornale di Brescia, che pure aveva rilanciato il suo ‘no’ a recarsi in Procura senza il biglietto pagato. Alla redazione che lo contatta telefonicamente dice: «Voglio collaborare con la Procura di Brescia», solo che «non voglio anticipare le spese del viaggio». E dice ancora: «Non sono un carabiniere, non sono un poliziotto, non ho protezione e non faccio parte dello Stato. Sono un pensionato e perché devo mettere io il denaro che poi forse mi viene rimborsato solo anni dopo? Se il Ministero anticipa le spese per la trasferta io sono a disposizione come sempre. Ma visto che devo ancora ricevere rimborsi per i miei anni di collaborazione adesso voglio tutelarmi». E poi: «Mettiamo subito in chiaro: i miei viaggi per la promozione del libro sono pagati dall’editore e io non ci metto soldi».

Il procuratore Sandro Raimondi

Benissimo, chiaro il concetto. Allora ricominciamo. Perrella in una trasmissione della Rai (Nemo, puntata del 17 novembre 2016) svela che a Brescia, soprattutto nella Bassa, stanno più inguaiati della Terra dei Fuochi per quanto riguarda gli sversamenti illeciti di rifiuti. Indica i siti: Montichiari, Rovato, Castegnato, Ospitaletto. Convocato in Procura ribadisce ai magistrati: da Brescia mi chiamano ancora per fare affari con i rifiuti. Andrà anche in Questura a rendicontare dei presunti traffici.

Miriam Cominelli

Bypassiamo la questione del biglietto e arriviamo a settembre del 2017. Audizione della Commissione Bicamerale Ecomafie al sostituto procuratore di Brescia, Sandro Raimondi (da gennaio procuratore capo a Trento, ndr). «Il procuratore Raimondi che ha ascoltato Perrella – ha spiega in una nota la parlamentare del Pd Miriam Cominelli – ha chiesto la desecretazione degli atti a conclusione delle indagini e anche tutti gli allarmi lanciati sul territorio bresciano sono risultati falsi». La parlamentare bresciana ha dichiarato pure: «Un altro mito sfatato durante l’audizione di Sandro Raimondi è il fatto che l’inversione di traffico illecito dei rifiuti che ora va da sud a nord sia colpa della ‘Sblocca Italia’. Il procuratore ha infatti affermato senza dubbio che questa inversione è stata rilevata ben prima della sua promulgazione». Quel fascicolo aperto contro ignoti, poco dopo l’audizione in Commissione, sarà poi archiviato.