Yemi nel Cas di Mergellina

di Giancarlo Tommasone

La nostra inchiesta sullo Sprar di Ercolano è partita lo scorso 13 dicembre, quattro giorni dopo, lunedì 17, tutti i migranti hanno trovato collocazione in appartamenti sul suolo comunale della città degli Scavi. Le chiavi di Casa Mandela, fresca di ristrutturazione (anche se appena sabato scorso, l’assessore Perna ci aveva detto che i lavori erano in dirittura d’arrivo ma ancora in corso) sono state consegnate alla cooperativa che gestisce il servizio rivolto a rifugiati e richiedenti asilo. Lunedì, finalmente i migranti hanno fatto accesso presso la struttura confiscata alla camorra.

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La convocazione in Comune
delle sedici famiglie beneficiarie

Nella giornata di ieri, però, un piccolo colpo di scena. I beneficiari sono stati convocati in Comune per firmare l’adesione al progetto. Due di essi, ci risulta (perché lo abbiamo appreso dalla voce degli stessi protagonisti) si sarebbero riservati. Avrebbero trovato gli alloggi in condizioni non idonee, ammobiliati alla meglio e secondo quanto hanno riferito, non adatti ad ospitare una famiglia con dei bimbi piccoli. Eppure la struttura di Corso Resina, come abbiamo appreso anche da alcuni amministratori, è stata interessata da una profonda opera di ristrutturazione, conclusasi dopo circa un mese di lavori. Non sappiamo se i due che si sono riservati, cambieranno idea, del resto niente firma, niente pocket money, una dotazione economica, che al di là di quanto diffonda un certo tipo di propaganda politica, ammonta a una cifra che va dai 2,5 ai quattro euro al giorno per ogni migrante.

Il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, con l’assessore Giampiero Perna (Politiche Sociali)

Non è niente, ma per chi non ha niente rappresenta comunque un appiglio. Ma adesso occupiamoci di un’altra questione e andiamo indietro di qualche giorno. Durante il consiglio comunale di martedì sera a Ercolano, il consigliere Gennaro Cozzolino (M5S) ha sollevato in aula, la questione dello Sprar, traendo spunto dall’inchiesta di Stylo24, e ha interrogato l’assessore alle Politiche sociali, Giampiero Perna circa il trasferimento di alcuni migranti dalla città degli Scavi al Centro di accoglienza straordinaria di Mergellina.

La difesa (che non convince) dell’assessore
alle Politiche sociali del Comune

A domanda, Perna ha risposto che tutti e 16 i beneficiari del progetto, dopo la sistemazione di Casa Mandela, sono stati finalmente alloggiati presso gli appartamenti a disposizione. «Non ci sono problemi, non c’è gente al Cas», ha affermato l’assessore. Per quanto riguarda proprio la questione del trasferimento al Centro di accoglienza, così si è espresso Perna: «All’ufficio non è stato mai comunicato lo spostamento di due o tre famiglie al Cas, sono solo voci e attacchi di questo giornale on line». Passi il termine «attacchi», almeno in questo articolo.

Ecco le vere storie di chi è rimasto a Ercolano
e di chi è stato costretto a scappare dal Cas di Mergellina

Torniamo ai numeri. «Noi allo stato attuale non abbiamo alcun riscontro né cartaceo né informativo (al riguardo). L’unica cosa che sappiamo è che tre persone stanno attualmente a Benevento», ha detto ancora Perna. Ecco, a Ercolano attualmente, stando a quanto si evince almeno dall’ultimo passaggio, secondo l’assessore ci sarebbero 13 migranti. In realtà sono sedici, quelli di Benevento sono Monday, sua moglie Yemi e la loro bimba di sei mesi. È vero, sono stati a Benevento, è li che si sono rifugiati presso amici del capofamiglia. Nel capoluogo sannita sono arrivati dopo essere andati via dal Cas di Mergellina, dove erano stati condotti all’inizio di novembre.

A Mergellina sono stati accompagnati insieme al nucleo formato da Mamadee, Fantadine e le loro piccole di 5 anni e di otto mesi. La famiglia di Mamadee, dal Cas è letteralmente scappata, ed è stata rintracciata dalla nostra redazione dopo che, per più di un mese, non se ne avevano notizie. Se ancora cerca una prova del trasferimento delle due famiglie al Centro di accoglienza straordinaria, l’assessore – glielo ribadiamo – può guardare la foto che pubblichiamo in copertina.

Quella sul letto, accanto a una bimba con la tutina di colore chiaro, altri non è che Yemi, la sera stessa che è stata portata a Napoli. Quella foto è stata scattata nel Cas di Mergellina. All’assessore alle Politiche sociali abbiamo spiegato questa circostanza durante la nostra conversazione di sabato. Lui però continua a dire che si tratta solo di voci. Perché? Non si sa. Eppure sarebbe semplice sgomberare il campo da ogni dubbio, basterebbe ascoltare i diretti interessati: i beneficiari del progetto. Adesso Monday, Yemi, Mamadee, Fantadine non sono più a Benevento, né a Napoli, sono a Corso Resina, a Casa Mandela. A due passi dal Comune.

L’assessore ci metterebbe poco a chiedere direttamente a loro. Oppure le parole di un migrante hanno meno valore di quelle di una rup o degli operatori di una cooperativa che gestisce il servizio di accoglienza? Perna potrebbe chiedere direttamente a Yemi se sia lei quella in foto, chiederle dove quella foto è stata scattata. Chiederle se la storia del trasferimento al Cas, quella storia di due famiglie con i bimbi alloggiati dove vivono 200 uomini adulti, la storia del centro di Mergellina, sia solo frutto di voci o «degli attacchi di questo giornale on line», oppure sia il racconto di quanto in realtà è accaduto. La verità fa bene alla coscienza e a volte è davvero a portata di mano. Basta camminare un po’. Soltanto un po’. Forse appena un centinaio di metri.