L'avvocato Andrea D'Alia

Il racconto dei fatti.

A raccontarla così, potrebbe sembrare una scena del ‘Padrino’, quella in cui don Vito Corleone minaccia, con l’aiuto di Luca Brasi e di una pistola, l’impresario del suo protetto. O, per rapportarci a tempi più moderni, a una delle puntate della serie di ‘Gomorra’. Ma la verità è che, finzione cinematografica o televisiva a parte, quanto è accaduto all’avvocato Andrea D’Alia nel suo studio di San Gennaro Vesuviano ha dell’assurdo quanto incredibile. Si trova in quella linea di confine e d’ombra che questa città e la sua provincia troppo spesso finiscono col prestare a quel film o a quella fiction.

Il legale del Foro di Nola, infatti, si è ritrovato di fronte gli ex datori di lavoro di un suo cliente, al quale è riuscito, in aula, a garantire il giusto corrispettivo. Il problema è che, dopo aver finto di voler avere un incontro chiarificatore, uno di loro ha estratto una pistola e l’ha puntata alla testa del 47enne avvocato. Non solo, i due aggressori, hanno anche tentato di soffocare D’Alia, che è riuscito a divincolarsi e a convincerli che non sarebbe servito a nulla fargli del male. La terribile vicenda, per la quale è stata già presentata una denuncia ai carabinieri, si è chiusa con la rottura del pc del legale e la sottrazione del suo telefono cellulare.

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“Esprimo massima solidarietà all’avvocato iscritto al nostro Ordine di Nola per la violenta aggressione subita all’interno del proprio studio legale. La tutela dell’avvocato passa anche attraverso un rafforzamento del ruolo sociale che lo stesso ricopre nella gestione di delicati problemi con la conseguente, inevitabile, esposizione personale. Tale ruolo non deve essere mai considerato privo di adeguata professionalità e, quindi, di necessaria tutela”. Le parole del vicepresidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola, Arcangelo Urraro.