L'ex boss di Miano, Carlo Lo Russo (passato a collaborare con la giustizia)

Le dichiarazioni dell’ex boss Carlo Lo Russo su un omicidio portato a termine a Marianella

Il boss Carlo Lo Russo si era servito delle informazioni dategli dal fratellastro di Raffaele Stravato, per conoscere le abitudini di quest’ultimo e farlo uccidere. Ad ammettere le proprie responsabilità quale mandante del delitto (consumato a Marianella nell’ottobre del 2015) è stato lo stesso ex reggente del clan dei capitoni di Miano (poi passato a collaborare con la giustizia), nel corso dell’interrogatorio del 2 agosto 2016. Il pentito parla di un narcos (il fratellastro di Stravato, appunto), che «prendeva la droga da noi e la passava a Marianella, inoltre nell’ultimo periodo mi dava una quota di 2 o 3.000 euro al mese proprio per i guadagni che faceva da queste piazze. Fa anche le puntate di erba con mio figlio e anche con me. Io me lo sono cresciuto, era amico di mio figlio, non l’ho mai utilizzato per commettere omicidi».

Il verbale di Carlo Lo Russo

«Però – dichiara Lo Russo – mi ha dato notizie sul fratellastro Raffaele Stravato che mi sono servite per uccidere quest’ultimo. Lui (il narcos, ndr) non voleva che io lo uccidessi (uccidessi il fratellastro, ndr) ma io poi l’ho informato che ero stato io». Tratteggiando il profilo del giovane affiliato, Carlo Lo Russo, racconta pure: «Fa anche rapine e furti con un suo gruppo di ragazzi, se ne parla anche nelle intercettazioni a proposito del furto ai danni di una persona che abitava nel palazzo della figlia di Contini e io sono intervenuto per fargli restituire quello che avevano preso, merce che non so indicare, rubata se non sbaglio in un magazzino». Tornando a Stravato, di lui parla anche un altro collaboratore di giustizia, Mario Centanni. Le sue dichiarazioni risalgono al 2011 (quindi le ha rese 4 anni prima dell’uccisione di Stravato). «Raffaele (Stravato) fa parte di un gruppo che per i Lo Russo si occupa della gestione della vendita di erba, e la smercia senza però avere una specifica piazza. Quasi tutti i componenti di detto gruppo hanno sulla schiena lo stesso tatuaggio, una frase che evoca fedeltà e amicizia», fa mettere a verbale Centanni.

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