La dirompente rivelazione del neo pentito Ferdinando Puca: «Fu Antimo “Maulone” a portare Petrosino in aula affinché dichiarasse la mia estraneità»

di Luigi Nicolosi

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Un falso testimone per pilotare il processo che avrebbe dovuto fare luce sulle responsabilità in ordine all’omicidio del boss Francesco Verde “’o Negus”, assassinato nel dicembre del 2007 su ordine del ras rivale Pasquale Puca “’o minorenne”. Un compito scomodo, del quale si sarebbe fatto carico l’imprenditore Antimo Puca, detto “Maulone”, arrestato tre giorni fa insieme ad altre 55 persone nell’ambito del blitz che ha decapitato il “sistema” di Sant’Antimo. A tirarlo in ballo, con una dichiarazione infuocata, è oggi il collaboratore di giustizia Ferdinando Puca, cugino del capoclan Pasquale: «Fu lui a portare Giuseppe Petrosino a testimoniare in aula facendogli deporre il falso».

L’inedito retroscena emerge dal verbale relativo all’interrogatorio al quale il neo pentito è stato sottoposto il 27 aprile del 2017. Incalzato dagli interrogativi del pubblico ministero, Ferdinando Puca rilascia una lunga e circostanziata ricostruzione della vicenda: «Antimo Puca è il prestanome del clan e in particolare di Pasquale Puca. È armiere del clan ed è coinvolto in altre vicende criminali. Voglio precisare che fu lui, per conto del clan, a portare Giuseppe Petrosino, fratello di Rosa, a testimoniare al processo dell’omicidio di Francesco Verde facendogli deporre il falso».

Agli atti dell’inchiesta che ha sconvolto il comune a nord di Napoli non ci sono dunque soltanto i pericolosi intrecci tra politica e camorra – vedi il coinvolgimento dei quattro fratelli Cesaro – ma anche inediti retroscena sulla faida che per oltre vent’anni ha insanguinato la città di Sant’Antimo. Secondo il pentito Puca, “Mauolone” avrebbe dunque spinto Petrosino ad affermare in aula «che non mi conosceva e che non conosceva “Gigino palatella” e che non aveva organizzato nel suo deposito una riunione per tale omicidio». La ricostruzione dei fatti fornita dal pentito, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, va poi a concludersi immancabilmente sugli aspetti elettorali ed economici di quella stagione: «“Mualone” insieme al suo socio “Peppe ’o scucciat” nel 2012 si è occupato di comprare voti per conto del clan Puca. Preciso che tra gli affari che svolgeva “Maulone” per conto del clan vi era anche quello della gestione delle forniture di calcestruzzo sul territorio di Sant’Animo e zone limitrofe. Tanto faceva con la sua impresa».