(Nelle foto Antonio Terracciano e Umberto Scognamiglio)

Clamoroso colpo di scena a poche settimane dall’arresto, per i pm era uno dei sicari che hanno sparato contro il capozona Umberto Piscopo. Accuse in bilico per il presunto complice “Alberto” Scognamiglio

Un pentimento lampo per il presunto nuovo ras della mala vesuviana. Antonio Terracciano, arrestato a fine maggio con l’accusa di essere il corresponsabile del tentato omicidio di Umberto Piscopo, capozona del clan Piscopo-Ponticelli di Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio, ha deciso di collaborare con la giustizia. Un dietrofront clamoroso, maturato pochi giorni dopo la sua cattura. Il neo pentito ha intanto già affidato agli inquirenti della Dda di Napoli le prime informazioni in suo possesso: dichiarazioni inedite, che potrebbero aprire presto mettere alle corde alcuni degli emergenti gruppi criminali dell’hinterland est del capoluogo.

Intanto ieri pomeriggio il tribunale del Riesame ha rimesso in libertà il suo presunto complice, Umberto Scognamiglio, detto “Alberto”, che, difeso dagli avvocati Rosario Arienzo e Antonio Abet, ha ottenuto il parziale annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. I giudici delle Libertà hanno in particolare ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza in ordine all’accusa di aver preso parte al tentato omicidio: resta invece in piedi l’accusa di armi, l’unica per la quale Scognamiglio rimane per il momento ancora detenuto. Ancora da vagliare invece la posizione del terzo indagato Antonio Borrelli, ritenuto da investigatori e inquirenti l’autista del commando che fece fuoco contro il ras rivale Piscopo.

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Le indagini sulla sanguinosa vicenda erano arrivate a un primo punto di svolta grazie alle informazioni fornite ai carabinieri da una testimone oculare, Marianna Febbraro, la quale in un primo momento si era limitata a effettuare una chiamata anonima; in seguito identificata e interrogata in maniera più approfondita, la donna aveva dunque fornito una circostanziata descrizione di quanto visto sulla scena del crimine. Nonostante la sua testimonianza il presunto killer “Alberto” Scognamiglio è stato però scagionato dall’accusa di tentato omicidio. Determinanti in tal senso potrebbero essersi rivelate proprio le prime dichiarazioni fornite agli inquirenti dall’ormai ex ras Terracciano.

L’agguato avvenne il 3 maggio del 2018, quando un commando aprì il fuoco davanti al portone di casa di Umberto Piscopo, ritenuto l’indiscusso reggente dell’omonimo cartello di mala: una pioggia di proiettili che aveva come scopo quello di ucciderlo, seppure non riuscendoci. L’obiettivo era quello di potenziare il proprio controllo sui territori di Massa di Somma e di San Sebastiano al Vesuvio, che da tempo il clan Terracciano considera il proprio feudo esclusivo. Tra gli arrestati figurava infatti anche Antonio Terracciano, pregiudicato e considerato uno dei nuovi soggetti di spicco del clan: è considerato dagli inquirenti il mandante ed esecutore dell’agguato; gli altri due arrestati, Borrelli e Scognamiglio, avrebbero rispettivamente fatto da accompagnatore e palo nell’agguato il primo, ed esecutore il secondo.

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