Michele Zagaria, boss del clan dei Casalesi, al momento del suo arresto

L’udienza al Tribunale di Napoli Nord

E’ entrato nel vivo, ieri mattina, presso il Tribunale di Napoli Nord ad Aversa il processo che vede alla sbarra Oscar Vesevo. Il poliziotto è accusato di aver fatto sparire la pen drive del boss Michele Zagaria dal covo nel quale il capoclan dei Casalesi fu individuato il 7 dicembre del 2011, in Via Mascagni, a Casapesenna (Caserta). Dopo la prima udienza del 14 ottobre scorso, ieri è stato sentito il primo testimone dell’accusa, l’ufficiale del Ros dei carabinieri, che ha sottoscritto l’informativa confluita nell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli (sostituto procuratore Maurizio Giordano). Ieri sono state depositate nuove intercettazioni a carico di Vesevo, e finanche materiale video afferente ai momenti immediatamente precedenti della discesa nel bunker degli uomini dello Stato che avrebbero poi catturato materialmente Zagaria. Vesevo, imputato per peculato e corruzione con l’aggravante mafiosa, e di accesso abusivo ai sistemi informatici (difeso dall’avvocato Giovanni Cantelli), era stato rinviato a giudizio il 29 maggio scorso, ed è tuttora in servizio. L’indagine su Vesevo era partita dopo l’arresto del boss Michele Zagaria; per gli inquirenti, nella pen drive, un supporto incastonato in un ciondolo a forma di cuore della Swarovski, ci sarebbero stati i segreti del boss. Nei mesi scorsi era stato assolto, sempre nell’ambito dell’inchiesta sulla pen drive, l’imprenditore Orlando Fontana, ritenuto colui che avrebbe acquistato per 50mila euro la pennetta. Per i giudici non fu raggiunta la prova dell’acquisto. La prossima udienza è stata fissata per il 24 febbraio, quando saranno sentiti il perito per le trascrizioni delle telefonate intercettate e altri ufficiali di polizia giudiziaria.

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