Le manovre dei democratici

“Il Pd si è “mancusizzato”. L’ex pm è il vero segretario del partito. Marco Sarracino, sarà per l’età o per la difficoltà di relazionarsi con un uomo di esperienza come Paolo Mancuso, non conta niente. È una figura di complemento”. A parlare a Stylo24 è un dirigente del Pd campano che, in queste settimane, ha partecipato alle trattative per l’individuazione del candidato di centrosinistra alle prossime suppletive. Scelta poi ricaduta sul giornalista Sandro Ruotolo, zio dell’assessora comunale Alessandra Clemente.

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Decide di parlarci dietro anonimato perché – spiega – “non voglio essere coinvolto in polemiche e non intendo dover poi giustificarmi per aver espresso un’opinione”. Ormai, assicura, siamo arrivati a questo. “Ruotolo è il candidato di Mancuso, e Sarracino ha solo dovuto prendere atto della scelta malgrado provi ad accreditare l’immagine del decisore”.

Ruotolo e l’ex procuratore aggiunto di Napoli sono amici da anni. “Sarracino ha subito la volontà di Mancuso e non ha avuto la forza e la capacità di contrastarla anche perché, diciamolo onestamente, il giovane segretario del Partito democratico non è che avesse un altro candidato pronti via”.

La nostra fonte ci spiega che “Mancuso ha gestito in autonomia e, direi, quasi in solitudine l’investitura”. Nemmeno il padre nobile del partito a Napoli e in Campania, Antonio Bassolino, era stato preventivamente avvisato.

“Qualche giorno dopo l’ufficializzazione di Ruotolo, Mancuso si è portato dietro Sarracino ed è andato a trovare l’ex sindaco di Napoli presso la fondazione Sudd, a Via Toledo, per informarlo”. A cose fatte, insomma. Come se fosse un tizio qualunque.