(Nella foto l'ex boss del clan Moccia, Michele Puzio)

L’ex boss Michele Puzio rivela l’accordo con gli uomini della mala di Napoli Est e tira in ballo un insospettabile: «Auto di lusso e ville, macinava bei soldi»

di Luigi Nicolosi

Un patto di ferro tra i ras della mala di Afragola e quella di San Giovanni a Teduccio per fare affari d’oro in ambito commerciale e all’occorrenza consentire all’allora boss Michele Puzio di muoversi liberamente, nonostante l’obbligo di dimora al quale si trovava sottoposto, grazie alla compiacenza di alcune forze dell’ordine infedeli. È questo l’inedito retroscena svelato dal super pentito Michele Puzio che, incalzato dagli interrogativi degli inquirenti della Dda, lo scorso 12 agosto ha raccontato uno spaccato di camorra del quale tutti ignoravano l’esistenza.

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La ricostruzione della vicenda parte dall’inquadramento nelle fila del clan Moccia del commerciante Domenico Liberti, noto negli ambienti criminali come “Mimmo Oro In”. Sul punto, Michele Puzio, ex uomo di punta della temibile cosca afragolese, ha riferito: «Fuori la sua gioielleria stazionavano persone che avevano bisogno di parlare con Antonio o Luigi Moccia». Stabilito l’incipit, il racconto entra nel vivo con la descrizione dei rapporti con la mala di Napoli Est: «Liberti era anche socio di un bar a San Giovanni insieme a delle persone che appartengono ai Mazzarella, tra cui tale Roberto che mi avevano raccontato che tramite “Mimmo Oro In” era diventato amico di Antonio Moccia». Ed essere “amico” in certi ambienti significa il più delle volte soltanto una cosa: fare affari.

Lo stesso Puzio, stando a quanto riferito ai pm della Procura di Napoli, avrebbe potuto ottenere un non trascurabile tornaconto dalla nuova vicinanza tra le due cosche: «Ho conosciuto personalmente questo Roberto in carcere a Secondigliano nel 2011-2012, soggetto che poi è uscito ai domiciliari, e che mi ha fatto queste confidenze circa i suoi incontri con Antonio Moccia. Questo Roberto usava auto di lusso e aveva grandi ville nella zona di Latina, era un ragazzo che macinava bei soldi. “Mimmo Oro In” più volte mi diceva di andare al suo bar a San Giovanni e quando gli dicevano che non volevo andare per paura dei controlli, in quanto avevo l’obbligo di dimora, lui mi diceva di stare tranquillo, perché lui pagava le guardie della zona di San Giovanni e quindi non avrei avuto problemi». L’ex boss Puzio conclude dunque con una precisazione dai risvolti potenzialmente preoccupanti: «Di solito con l’espressione guardie ci riferivamo alla polizia».

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