Un'aula di tribunale
Un'aula di tribunale (foto di repertorio)

“Ci fu un vero e proprio patto tra i fratelli Cesaro e il clan dei Polverino. Era il periodo in cui si discuteva dei Pip di Marano. A dirmelo fu il cognato del capo della cosca, Giuseppe Polverino”. Lo ha detto il collaboratore di giustizia dei Casalesi, Tammaro Diana, nel corso del dibattimento che si sta celebrando al tribunale di Napoli Nord, dove sono imputati gli imprenditori Raffaele e Aniello Cesaro, fratelli del senatore Luigi, entrambi in carcere, accusati di concorso esterno in associazione camorristica.

Aniello Cesaro
Aniello Cesaro

Il pentito, collegato in videoconferenza, ha raccontato quello che ha saputo nel corso della sua detenzione nel carcere che ospitava il cognato del boss. Ieri mattina sono state invece acquisiste le dichiarazioni del boss dei Casalesi, Antonio Iovine, che pure collabora con i magistrati. Per la Dda di Napoli, i Cesaro e il clan Polverino avrebbero creato una societa’ che avrebbe riciclato milioni di euro proveniente dai traffici illeciti dell’organizzazione criminale per poter operare tranquillamente.

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Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine
Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine

“Le dichiarazioni goffamente enfatizzate del collaboratore Diana sono la rappresentazione plastica dell’inconsistenza delle accuse mosse ai nostri assistiti: i sentito dire, i non ricordo, la genericita’ e l’assenza di fatti concreti definiscono la struttura del vuoto delle prove d’accusa”, replica in una nota l’avvocato Vincenzo Maiello, legale insieme con gli avvocati Paolo Trofino e Raffaele Quaranta di Raffaele e Aniello Cesaro, commentando le dichiarazioni di Diana.

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