Le accuse dei pentiti Iovine e Schiavone jr.

Il procuratore generale ha chiesto alla Corte d’Appello di condannare gli ex vertici della Cpl Concordia e due imprenditori casertani: tutti protagonisti e quindi colpevoli del patto tra l’azienda che nel 2001 si aggiudicò l’appalto per la realizzazione di una rete di gas metano che passa per i comuni dell’agro aversano e il clan dei Casalesi. Vicenda portata alla luce dalle dichiarazioni di Antonio Iovine nel 2014 prima e rilanciata poi poco più di un anno fa da Nicola Schiavone, figlio di Francesco “Sandokan”, storico boss della cosca. Secondo i quali furono proprio i vertici della società ad avvicinarsi al cartello camorristico “per poter stare tranquilli”, offrendo “in cambio la disponibilità ad assumere persone e ad accettare l’indicazione di lavoratori e imprese da incaricare”.

Le richieste della Procura sono state di 9 anni, per associazione mafiosa, di reclusione per Claudio Schiavone, imprenditore di Casal di Principe che in primo grado era stato condannato a 6 anni per concorso esterno al clan dei Casalesi; 10 anni (in questo caso si tratterebbe di una conferma del verdetto per partecipazione al clan dei Casalesi) per Antonio Piccolo di Casapesenna; 6 anni per Roberto Casari di Modena (ex presidente della cooperativa emiliana), Giuseppe Cinquanta di Roma (ex responsabile commerciale della Cpl per Sardegna, Lazio e Campania) e Giulio Lanzia di Sant’Agnello in Rovereto (ex responsabile di cantiere della Cpl – Bacino Campania 30). Questi ultimi tutti accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, assolti, invece, due anni fa.