Secondo il pentito, la patente era gratis per gli affiliati al clan (foto di repertorio)

INCHIESTA DOMINO BIS Il collaboratore di giustizia Vincenzo Polito: dovevo fare solo le visite mediche, i vaglia per il rilascio del documento li pagava l’autoscuola

Lo stato della infiltrazione nel tessuto economico stabiese, da parte del clan D’Alessadro di Castellammare, arrivava perfino al «regalo» della patente di guida. A rendicontare della circostanza è il collaboratore di giustizia Vincenzo Polito, i cui verbali di interrogatorio sono allegati agli atti dell’inchiesta Domino bis. Le indagini scaturite in una operazione di polizia giudiziaria, nei giorni scorsi, hanno portato all’esecuzione di 16 misure di custodia cautelare (15 in carcere, una ai domiciliari).

Relativamente all’affaire patenti di guida, Polito afferma: «Mi ha chiamato Francesco Belviso, padre di Salvatore (entrambi sono poi passati a collaborare con la giustizia, Francesco è deceduto nel gennaio del 2019, ndr), dicendomi di dare le fotografie che dovevo portare a quello dell’autoscuola». «Francesco Belviso  mi ha detto che non dovevo pagare niente, e che avrebbe fatto tutto, quello dell’autoscuola», continua il racconto del pentito.

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Si parte, dunque, per avviare la pratica. «Ho fatto le fotografie e le ho portate a Francesco Belviso – dichiara ai pm che lo interrogano, Vincenzo Polito –. Insieme a me c’era (un’altra persona), che ha chiesto al papà di Salvatore (Francesco Belviso, ndr), se poteva avere la patente anche lui. Nell’occasione, Belviso mi ha pure detto che aveva bisogno del mio numero di telefono, per chiamarmi, ciò perché dopo qualche giorno dovevo fare le visite mediche per la patente».

In effetti, afferma Polito, passa qualche giorno e riceve la telefonata di Belviso senior. «Mi disse che dovevo fare le visite mediche e che lui mi avrebbe accompagnato». Alla fine, però, non se ne fa più nulla, «perché io – racconta Polito – ero gravato da altri problemi, di natura familiare, e non ero interessato ad avere la patente».

Il collaboratore di giustizia sottolinea pure che «quello dell’autoscuola mi avrebbe regalato la patente, nel senso che me l’avrebbe fatta rilasciare senza fare alcuna prova (sostenere alcun esame, ndr), e pagando lui i vaglia che erano necessari. Io dovevo fare soltanto le visite mediche».

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