Ha due snodi centrali il mercato internazionale dell’ecstasy che finisce sulle piste da ballo italiane e nelle bocche dei ragazzi in cerca di emozioni forti: Amsterdam e Napoli. In Olanda, le pasticche vengono raffinate e stoccate. In Campania, distribuite e commercializzate.
È un sistema atipico, rispetto agli stupefacenti classici, quello raccontato dalle indagini sul traffico di pastiglie gestito dalla camorra partenopea. Anzitutto perché è un business a cui si dedicano ben poche organizzazioni, cinque o forse sei al massimo. Ci sono le famiglie malavitose dell’area nord (Melito, Arzano e Qualiano) e quelle della provincia sud (Boscoreale) e pochi isolati narcos di Secondigliano, affiliati alla holding criminale degli «scissionisti» che fa affari coi cartelli sudamericani e marocchini.

 

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Il boss degli scissionisti, Cesare Pagano

In secondo luogo perché, per funzionare davvero, ha bisogno di una estesa rete di «mediatori» e venditori ambulanti che conoscano i codici e le dinamiche del popolo della notte. Non è accessibile e facile da trovare come la cocaina. E non è un caso, probabilmente, che i pusher che «lavorano» a Ibiza e nelle città della movida spagnola siano soprattutto giovani inglesi e tedeschi che non hanno alcun tipo di rapporto con boss e trafficanti mafiosi.

Il boss della camorra, Giuseppe Polverino
Il boss della camorra, Giuseppe Polverino

Uno dei maggiori esperti del ramo era un tale che si chiamava Giuseppe Gala, soprannominato «showman». Affiliato ai Polverino di Marano (a loro volta in contatto coi Corleonesi di Totò Riina e Binnu Provenzano) finì nel mirino dei killer perché, da imprenditore di riferimento della cosca, aveva deciso di lavorare in proprio per togliersi la puzza di zolfo da dosso. Lo trovarono, una sera, nell’auto col cranio sfondato dai proiettili.

Un sequestro di ecstasy
Un sequestro di ecstasy

Le informative delle forze dell’ordine ricostruiscono i movimenti dei corrieri su e giù per l’Olanda: spesso, gli acquisti di ecstasy avvengono in un solo giorno, in alberghi alla periferia della Capitale dei tulipani. I camorristi napoletani usano i voli low-cost per fare un salto lassù e scegliere la merce da rivendere poi in «patria», impiegando al massimo poche ore. Sono gli albanesi a gestire le trattative. Loro sono le raffinerie e i «contatti» con l’Est Europa grazie ai quali vengono importati i principi attivi per la produzione delle pillole. L’investimento minimo è di 2mila euro per circa 5mila pasticche all’ingrosso che potranno poi essere smerciate in un range di prezzo che va da un minimo di 5 a un massimo di 15 euro con un ritorno, dati alla mano, di circa il 4mila per cento.

La droga in pillole consumata, soprattutto, nelle discoteche
La droga in pillole consumata, soprattutto, nelle discoteche

I canali campani riforniscono le piazze della Riviera romagnola, del Lazio e quelle abruzzesi ma è difficile, trattandosi di una vendita assai frazionata, riuscire ad avere un quadro preciso delle aree di influenza degli specifici clan. Spesso, per sviare i controlli che sempre più di rado colpiscono questo fenomeno in crescita, i camorristi affidano il trasporto della droga alle ragazze immagine e alle cubiste delle discoteche. Danno meno nell’occhio e hanno un accesso facilitato nella dance floor.

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