Gianpiero Falco

di Gianpiero Falco *

Egregio Direttore, la ringrazio sempre, per la sua gentile ospitalità, ma oggi più che mai, mi sento in dovere di realizzare il presente articolo dopo avere letto la notizia sul Mattino on line in merito alla nomina del nuovo presidente del cda ASIA spa, ripresa credo da organi di stampa on-line che l’avevano già pubblicata nei giorni scorsi. Ebbene, la pubblicazione del suo curriculum e soprattutto quanto letto, dimostrano che al peggio non c’è mai fine. Una distintissima signora, per carità, che ha nel suo curriculum tra le più importanti esperienze le decorazioni di pasticceria. Un affronto a chi giorno dopo giorno, lotta per costruirsi in bagaglio culturale e quindi di competenze da spendere nel mercato del lavoro. Questo dimostra come la politica debba riformarsi perché c’è la responsabilità di tutti i partiti politici e direi anche di noi cittadini per la generazione di questi pastrocchi amministrativi che pesano, in definitiva, sulle tasche della collettività. Procedere a nomine ad personam, con competenze cosi basse rispetto a quanto richiesto dal ruolo specifico, può voler significare, a nostro modesto avviso:

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1) Non avere conoscenza della gravità dei problemi da risolvere;
2) Procurarsi un’interposizione per decidere o meglio influire la direzione che la società X, deve prendere in spregio a quanto dispone la legge in relazione alla indipendenza degli amministratori e alla sua azione connessa, secondo la consuetudine legislativa, del buon padre di famiglia.

La riorganizzazione del sistema elettorale non può non passare dalla scuola di formazione politica degli eletti e degli eleggibili. Non si può lasciare una così ampia discrezionalità alla politica perché gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. La massima ‘uno vale uno’ ha portato a questo scempio nel nostro Paese. Il fatto che questo ci abbia portato ad essere governati da Comici, coltivatori diretti e da chi non ha mai lavorato, dovrebbe esserne un esempio. Con tutto il rispetto delle posizioni lavorative e non summenzionate, non si può lasciare la gestione della cosa pubblica in mano a dei dilettanti allo sbaraglio. I fatti non le chiacchiere lo dimostrano. Ma come si può essere cosi ciechi, così ipocriti dal non proferire parola al riguardo? Se si fa riferimento alla nostra città, la scelta di una ex pasticciera in una azienda che gestisce, credo 200 milioni di euro è del tutto in linea, con il pressapochismo amministrativo cittadino; basta guardare l’ingresso alla città come è ridotto a causa di lavori infiniti che riducono la carreggiata di ingresso a una corsia unica, come se stessimo entrando in una comunità provinciale al di sotto dei 10.000 abitanti. Mi taccio sui problemi manutentivi cittadini, altrimenti non basterebbero pagine di giornali per descrivere il nulla condito dal nulla.

Nessuno parla… neanche il nostro stimato Presidente De Luca che è l’unico che affronta le questioni con concretezza risolutiva. Ormai siamo abituati a tutto, anche evidentemente alla presenza dei centri sociali che retrocedono, secondo il loro modo di pensare, allo status di radical chic, rivestendo cariche assessoriali a danno di chi qualcosa, forse tentava di fare. Questa mancanza di semplicità e cioè della capacità di fare le cose ordinarie, fa cadere nel caos più totale la nostra città dove la chiacchiera impera ed i fatti stanno a zero. Parliamo di mobilità, di vivibilità e quindi della gestione dei rifiuti… di occasioni di investimento per i capitali privati etc. E questo succede perché la delega effettiva di gestione per le problematiche della città è molto ampia e non controllabile.

Bisogna mettere mano al Testo Unico per impedire che ciò succeda. E cioè si devono creare i giusti filtri, per gli incarichi sulle aziende pubbliche, in modo che chi sia scelto abbia le competenze per operare e gestire sotto l’egida dell’efficienza. Bisogna creare i giusti controlli perché le opere vengano realizzate senza le infiltrazioni malavitose, non azzerare gli investimenti perché c’è il rischio che ciò accada. Occuparsi e non preoccuparsi. La seconda e la terza Repubblica hanno visto la presenza di una altissima volatilità di consensi proprio perché una volta chiamati all’amministrazione data l’incapacità dei comici, dei coltivatori diretti e di chi non aveva mai lavorato, si sono quasi azzerati i consensi e nel frattempo noi cittadini paghiamo in moneta contante le inefficienze di gestione. Il cui ammontare, supera di gran lunga i soldi risparmiati per effetto della diminuzione dei parlamentari, eleggibili. Questo vorrei spiegare ai soggetti al potere, totalmente incapaci di prendere decisioni e di capire e analizzare al di là del proprio naso.

Se parliamo invece a livello nazionale, chiaramente il livello di follia populista aumenta. Se parliamo di Taranto ex Ilva, capiamo che chi aveva detto un anno e pochi mesi fa che era tutto risolto non aveva compreso un bel niente e non avendo competenza alcuna non aveva previsto quello che era un possibile scenario futuro. E cioè che chi è leader nel mondo poteva non avere interesse al rilancio di Taranto se non a determinate condizioni e che se queste non ci fossero più state avrebbe avuto convenienza a dirottare altrove i propri investimenti. Esempio lampante, scudo fiscale e poi la finisco al riguardo, perché si parlerebbe al vento. Non parliamo della compagnia di bandiera… perché questi sono mali ereditati dal passato, e quindi irrisolvibili per i presenti, ma possiamo citare il crollo dei ponti che avviene perché non ci sono persone competenti al posto giusto e soprattutto per opera di una legislazione farraginosa che non prescrive una tempistica o un binario preferenziale per tali opere e certezze in termini di responsabilità. Ma di questo ne abbiamo già parlato.

Per concludere, noi napoletani siamo conosciuti nel mondo per le nostre tradizioni positive ma anche per quelle negative purtroppo. La malavita organizzata storica, la camorra, che le nostre eccellenti forze dell’ordine stanno fortunatamente sgominando ma anche di pessime figure storiche, come quella di Tommaso Aniello detto ’’masaniello’’, che stiamo purtroppo esportando in politica a livello nazionale. Ma lor signori conoscono la storia… Sanno che ha fine ha fatto Masaniello a Piazza Mercato a Napoli… una brutta fine, lo dico perché sicuramente non lo sanno… Il tutto chiaramente inteso come fine della loro figura politica… E come sempre, a buon intenditor…

Gianpiero Falco,
delegato allo sviluppo regionale di Confapi Campania.