Il boss del narcotraffico, Raffaele Imperiale

La figura del broker in contatto con gli ambienti internazionali dell’alta finanza e con le Ambasciate

Quando gli affari del narcotraffico, per gli Amato-Pagano, hanno cominciato a riversare nelle casse del  clan cifre sempre più da capogiro, si è reso necessario un tipo di «reinvestimento comune». La circostanza emerge da numerose indagini sul cartello degli Scissionisti. Si tratta di investimenti «imprenditoriali anche di prestigio, nell’interesse di “tutti i soci fondatori”», si evince pure da informative di polizia giudiziaria. I proventi del traffico di cocaina vengono preservati e gestiti all’estero – argomentano gli inquirenti – «non  solo dai narcos, in particolare da Raffaele Imperiale (tuttora latitante, la sua presenza è segnalata a Dubai), ma soprattutto da un broker di altissimo livello, persona estranea formalmente al contesto di narcotraffico, il cui compito è stato ed è quello di operare sui mercati internazionali, dove è conosciuta e rispettata, perché ben introdotta nel mondo dell’alta finanza, con legami anche di carattere istituzionale in diversi Paesi».

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Per comprendere il peso di detto personaggio, va sottolineato che quando Raffaele Imperiale e Mario Cerrone (per lungo periodo socio di Imperiale, e poi passato a collaborare con la giustizia) «hanno avuto sentore di essere oggetto di indagini non solo da parte dell’autorità giudiziaria italiana, fu proprio il broker, ad attivarsi presso diverse Ambasciate per far loro conseguire passaporti “diplomatici” che avrebbero consentito una facile e veloce collocazione all’estero, in particolare presso nazioni dalle quali è “difficile” ottenere l’estradizione».

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