Paolo Mancuso

Mancuso annuncia il patto con il M5S per le prossime Comunali, e dice che si rende necessario l’azzeramento dei debiti. Ma i dem non avevano sempre avversato la salva Napoli?

di Giancarlo Tommasone

Non rappresenta certo esempio di coerenza il Partito democratico, che, restando in tema, naturalmente non poteva fare altro che unirsi a uno degli altri partiti incoerenti per antonomasia: il Movimento 5 Stelle. L’annuncio è del presidente metropolitano di Napoli, dei dem, Paolo Mancuso, che relativamente alle prossime elezioni comunali a Napoli, nel corso di una intervista a Il Mattino, dà la notizia urbi et orbi, del raggiungimento dell’alleanza tra Partito democratico e M5S.

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La coalizione allargata del centrosinistra, che porterà alla scelta del candidato sindaco, senza primarie, aggiunge l’ex pm. A Napoli, dunque, passa la linea non di Enrico Letta (che aveva appunto invocato le primarie), ma quella di Zingaretti-Bettini-Conte, vale a dire proprio l’alleanza organica con i grillini. Nonostante questi ultimi, al Comune, ma soprattutto alla Regione Campania, siano stati acerrimi nemici del Pd. Questo cosa lascia presagire? Che probabilmente, per giungere a un accordo condiviso sul programma, ci deve essere un accordo a monte già chiuso sul nome del candidato.

Roberto Fico o Gaetano Manfredi? La questione, va da sé, si riduce sulla volontà, da parte dei dem, di dare o meno uno schiaffo (politico) al governatore della Campania. Perché con Manfredi, il Pd appoggerebbe la linea deluchiana, quella tracciata nei mesi scorsi, del candidato sindaco già individuato dal numero uno di Palazzo Santa Lucia. Discorso opposto è se si sceglierà Fico, il che rappresenterebbe la rottura definitiva dei rapporti tra il Partito democratico e il suo massimo esponente istituzionale sul territorio.

Tradotto: fino a che punto Roma vuole rompere con De Luca, avallando la scelta di un nome piuttosto che di un altro? L’accordo già c’è: lo dice Mancuso. Accordo, che – emerge da numerosi indizi – potrebbe portare ad orientare la scelta del centrosinistra – come tra l’altro, ipotizzato in tempi non sospetti dal nostro quotidiano – sull’attuale presidente della Camera. A cui, far trovare, un Comune completamente libero dai debiti, soprattutto da quel debito ingiusto tanto avversato da Luigi de Magistris. In che modo? Con l’approvazione della cosiddetta salva Napoli.

La stessa legge che avevano lanciato i grillini, la stessa legge che a Napoli, era stata avversata dal Pd, che al riguardo aveva tenuto a sottolineare come a salvare la città sarebbero dovuti essere l’oculatezza nelle spese, l’azione di buon governo da parte degli arancioni, e non la cancellazione dei debiti. Ma tornando alle parole espresse da Paolo Mancuso, c’è da rilevare anche una nota diffusa da Marcello Lala, segretario di Riformismoggi.

«Non accettiamo lezioni da nessuno – dichiara Lala – e né tanto meno toni padronali come quelli del presidente del Pd, Paolo Mancuso che confermano un piglio egemonico verso i riformisti ed una disponibilità gregaria verso il grillismo. La linea D’Alema-Bettini-Conte  se passasse qui, renderebbe  Napoli il laboratorio politico di un neo sinistrismo assistenzialistico e rivendicativo, accentuando declino e isolamento della città. L’unico a resistere a questo scempio è stato Vincenzo De Luca. Noi speriamo che resista per il bene di Napoli soprattutto perché la sfida per il rilancio di Napoli è importante grazie anche i fondi del Pnrr e del Recovery Plan che sono nuova linfa per il rilancio della città stretta nella morsa di povertà e criminalità oltre che di una crisi economica senza precedenti».

Nel frattempo, come annunciato da Stylo24, per le prossime elezioni comunali partenopee, aumentano i competitor. «Mi candido a sindaco di Napoli», afferma Sergio D’Angelo tramite i social. L’ex commissario di Abc rompe gli indugi e comunica l’iscrizione alla corsa per la poltrona più importante di Palazzo San Giacomo. L’annuncio è stato dato questo pomeriggio, in diretta sulla pagina Facebook Tutto il bello di Napoli con Sergio D’Angelo.

Ricollegandoci infine alla salva Napoli, per cui la coalizione di centrosinistra (Pd-M5S) sta accelerando, va fatta una considerazione: il Partito democratico che, lo ribadiamo, aveva sempre contrastato la lotta al debito ingiusto, adesso non prova alcuna vergogna a chiedere quello che Luigi de Magistris invoca da 5 anni. Chiudiamo con una premessa e una domanda: Stylo24 non si è mai caratterizzato per essere filo arancione, si badi bene. Ma allora, ci domandiamo: la guerra del Pd contro il sindaco di Napoli su quali basi è stata fatta, se alla fine chi lo ha combattuto, pretende le medesime cose che voleva la fascia tricolore partenopea?

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