L'ex boss Pasquale Galasso

Gli anni Ottanta e la sanguinosa lotta tra i clan

A rendicontare sulla figura di Giuseppe Polverino, alias Peppe ’o barone, e sullo spessore criminale di quest’ultimo, è stato anche il collaboratore di giustizia Pasquale Galasso, nel corso di una deposizione davanti ai magistrati, che risale al 5 giugno del 1995. «Pasquale Galasso – sottolineano gli inquirenti nell’ambito di una inchiesta del 2009 prodotta contro i clan maranesi – è coinvolto, a cavallo tra gli anni 80 e 90, nel cruento scontro tra la Nuova Famiglia ed la Nco di Raffaele Cutolo, riconosce il Giuseppe Polverino un personaggio di spicco, originariamente legato ai Nuvoletta». Ma tornando all’interrogatorio del 1995, il pubblico ministero domanda a Galasso (originario di Poggiomarino, e per anni braccio destro del padrino Carmine Alfieri): «Quali altri grossisti di carni lei conosce come collegati alla criminalità organizzata?».

La deposizione
dell’ex braccio destro
di Carmine Alfieri

E il pentito risponde: «Ho conosciuto un commerciante di carni di Sarno. Egli era mio debitore per circa 500 milioni di lire, nei miei confronti, sia per un acquisto di camion sia per un prestito in relazione al commercio di pelati. Ricordo che per non farlo fallire gli prestai alcune centinai di milioni (di lire), che egli utilizzò per commettere truffe nel settore della carne. Siamo verso la fine degli anni Ottanta».

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Il racconto del pentito / «Il giubbotto salvò
Edoardo Contini, parò i proiettili indirizzati alla schiena»

Secondo quanto fa mettere a verbale Galasso, fu tramite detto commerciante di carne, che l’ex ras di Poggiomarino conobbe «Giuseppe Polverino, di Marano, collegato ai Nuvoletta, e un’altra persona, collegata, a sua volta, con i clan Contini-Licciardi (del cartello dell’Alleanza di Secondigliano, ndr)».

«Anche Polverino – racconta Galasso – aveva acquistato da me un camion, tanto che quando seppi di chi si trattava effettivamente diffidai il commerciante di carni, dal far frequentare Poggiomarino o qualsiasi mia società, a persone legate ai Nuvoletta». Per quale motivo? Gli chiede il magistrato. E Galasso spiega: «Temevo azioni ritorsive da parte dei Nuvoletta, dopo la mia partecipazione all’omicidio di Ciro Nuvoletta (fratello del capofamiglia Lorenzo). So che Polverino e la persona collegata ai Contini-Licciardi (persona che venne a casa mia per l’acquisto di una Ferrari) divennero soci, non so in quale modo, nel commercio della carne a Napoli».