Eleonora De Majo e padre Alex Zanotelli

Le parole di cui nessuno sentiva l’esigenza

di Giancarlo Tommasone

«No, grazie, non così», si può racchiudere in queste parole di sintesi, la risposta di Liliana Segre all’istanza che il neo assessore Eleonora De Majo, ha rivolto a Luigi de Magistris per la cittadinanza onoraria partenopea alla senatrice a vita. Una richiesta che sa tanto di «pezza a colori» che non fa altro che evidenziare il buco, peggiorare la situazione. Perché è una azione tardiva, è evidente, dettata solo dal momento di disagio vissuto da De Majo, subissata dalle critiche per il post antisionista del 2015. «E’ un riconoscimento profondo, un abbraccio ideale tra la città stessa (in questo caso pluridecorata) e chi la riceve. Mi verrebbe da mutuare una vecchia battuta, ci sono cittadinanze che si contano e cittadinanze che si pesano», ha sottolineato Segre parlando appunto del riconoscimento rispedito al mittente.

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Rispedito al mittente l’invito tardivo
e opportunistico per la cittadinanza
onoraria a Liliana Segre

A nulla, dunque è valso il tentativo della pasionaria di Insurgencia, di mettere a tacere le polemiche, o meglio di limitare la sconfitta, anzi. Ha fatto peggio, magari avrebbe fatto più bella figura se se ne fosse stata in silenzio, portando avanti la linea senza se e senza ma. Ma lo abbiamo detto più volte, non appena attaccata, De Majo cerca in tutti i modi di passare per vittima. E anche in questo caso ha scelto la modalità «piangina», cercando di spostare lo scontro sul terreno politico (per il quale tra l’altro, è scarsamente attrezzata), e giocando sull’equivoco che una cosa è essere antisionista, un’altra è l’antisemitismo. Dimentica, però, e lei dovrebbe saperlo bene (almeno si spera), che il sionismo altro non è che il movimento nato proprio per far fronte all’antisemitismo dilagante in Europa, scudo per il popolo ebraico.

Nel 2013 il Comune di Napoli ha insignito
Abu Mazen della cittadinanza onoraria

Movimento politico, come lo è l’OlP, che è nata per l’autodeterminazione del popolo palestinese e la sua liberazione. A proposito, il presidente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, Abu Mazen, è stato insignito della cittadinanza onoraria napoletana nel 2013, perché, ci si chiede, si è aspettato tanto tempo e l’occasione delle critiche piovute sul Comune, per offrire la cittadinanza a un esponente dell’universo ebraico?

In fondo, De Majo, tra l’altro
assessore alla Cultura,
dovrebbe informarsi meglio,
prima di inviare
comunicati ai giornali

Glielo ha fatto notare anche la Comunità ebraica di Napoli, che attraverso una nota, ha sottolineato: «Evidenziamo che tra gli esempi di manifestazioni antisemite secondo l’International Holocaust Remembrance Alliance c’è anche il paragonare la politica odierna di Israele a quella dei nazisti. L’accusare Israele di praticare l’apartheid nei confronti della popolazione araba, come persiste a fare l’assessore de Majo, è smentito dalla realtà della società israeliana dove esponenti della minoranza araba siedono alla Corte Suprema, servono nelle forze armate, sono rappresentati diplomatici, ricoprono ruoli di prestigio nelle università e nella sanità. Il miglior antidoto al pregiudizio è la conoscenza ed è per questo che invitiamo l’assessore de Majo ad approfondire la conoscenza del popolo ebraico, dell’Ebraismo e di Israele».

L’uscita
assai infelice
di padre Alex Zanotelli
sulle vittime
di Nassiriya

Lasciando la pasionaria di Insurgencia, occupiamoci adesso di un altro caso, quello di padre Alex Zanotelli, che in occasione del sedicesimo anniversario della strage di Nassiriya, pagina di dolore della nostra storia, non ha trovato meglio da dire che: «I militari vittime dell’attentato a Nassiriya non andrebbero definiti ‘martiri’, in quanto noi eravamo lì per difendere con le armi il nostro petrolio: guardiamoci in faccia e diciamoci queste cose, anche se purtroppo in Italia sembra impossibile dirlo e costa una valanga di insulti». Ognuno, certo è libero di pensarla come vuole, ma fa specie che dichiarazioni del genere, che sembrano avere il solo obiettivo di avvelenare il clima, piuttosto che di aprire una discussione sul tema, vengano da un uomo di Chiesa, un missionario e un pacifista (così pure è largamente riconosciuto il religioso).

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volano gli schiaffi in Insurgencia

Possiamo dire, che anche in questo caso, avremmo fatto a meno di tali parole, e padre Zanotelli, avrebbe fatto meglio a stare in silenzio, e a rivolgere una preghiera intima alle 19 vittime. Parliamo del religioso pure perché vorremmo comprendere a che titolo abbia «sponsorizzato» l’ex assessore Laura Marmorale (anche lei proveniente da Insurgencia), chiedendo che fosse risparmiata dal rimpasto.  Ci domandiamo come adesso continuerà a farle da sponda, per un incarico in Abc, partecipata, per la quale, Zanotelli già spese «buone parole» per Maurizio Montalto, che poi sarebbe diventato presidente di Acqua bene comune.