(Nella foto il ras Alfredo Sorianiello, non coinvolto in questo procedimento)

Indagini a una svolta, risolto il caso del terrificante agguato teso a settembre in località Castel Volturno: in manette cinque esponenti del nuovo gruppo della “99” del rione Traiano

di Luigi Nicolosi

Il regolamento di conti per una partita di droga scomparsa culmina in un delitto e per cinque esponenti del clan Sorianiello di Soccavo scattano le manette. All’alba di oggi i carabinieri del comando provinciale di Napoli e del reparto territoriale di Mondragone hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, reati tutti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di avvantaggiare, consolidandone il prestigio ed il predominio sul territorio napoletano, il gruppo camorristico Sorianiello.

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Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Napoli all’esito di articolate indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia. Le indagini hanno consentito di ricostruire la dinamica, il movente e i responsabili del feroce agguato teso a due cittadini nigeriani, Desmond Oviamwonyi e Morris Joe Iadhosa, a Castel Volturno il 10 settembre scorso. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’agguato omicida sarebbe maturato nel gruppo criminale della “99”, vale a dire il clan Sorianiello, a seguito della sottrazione a opera di Oviamwonyi e di un altro cittadino nigeriano, Leo Uwadiae, di una busta contenente sostanza stupefacente, marijuana e cocaina, per un valore sul mercato di circa 40.000 euro, destinata a rifornire la piazza di spaccio della “99”, così chiamata perché situata nell’omonimo complesso abitativo del rione Traiano. Lo scopo della “99”, spiegano gli inquirenti, era «vendicarsi del furto subito e per assicurarsi una posizione di supremazia sul territorio, in quanto la punizione dei responsabili avrebbe anche conseguito la finalità di impedire il ripetersi di episodi analoghi».

La spedizione punitiva sarebbe stata attuata con tre diversi viaggi, andata e ritorno, dal rione Traiano a Castel Volturno, località da cui provenivano i due nigeriani. Il primo viaggio, perlustrativo della zona, avrebbe dato esito negativo, perché i due nigeriani non sarebbero stati rintracciati; il secondo viaggio si sarebbe concluso con l’apparente intesa da parte degli indagati di corrispondere ai due nigeriani la somma di 2.000 euro dagli stessi richiesta per la restituzione dello stupefacente. Il terzo ed ultimo viaggio è culminato nell’omicidio di Oviamwonyi e nel ferimento di Iadhosa, questo ultimo, estraneo alla sottrazione dello stupefacente, ma presente, insieme ad altri connazionali, all’interno del cortile dell’abitazione di Oviamwonyi e Uwadiae, al cui indirizzo sono stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco con una pistola cal. 9×21, dopo che Oviamwonyi e Uwadiae si erano rifiutati di consegnare lo stupefacente se prima non avessero ricevuto la somma di danaro richiesta. In manette sono così finiti Raffaele Caprio, 38 anni; Simone Cimarelli, 24 anni; Francesco De Pasquale, 21 anni; Carmine Fenderico, 31 anni; e Antonio Marra, 31 anni.

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